bicidimont

Cicloturismo a Pag

SPAGHETTI WESTERN ALLA BALCANICA

Il Velebit è ormai alle spalle, abbiamo deciso di rilassarci e fare un po’ di sano cicloturismo che da queste parti ha le sue attrattive. Innanzitutto vogliamo vedere questo famoso canyon del fiume Zmanja, sono giusto 50 anni che su queste rive hanno girato Winnetou la Valle della Morte un western italo-tedesco-yugoslavo che non ho mai visto ma che a questo punto mi piacerebbe cercare, a Starigrad ci sono i manifesti per la ricorrenza del 50°, ma quando arriviamo sul posto nessuna traccia del pueblo dove sono state le riprese, il canyon ovviamente c’è ancora ed è fantastico.

Cicloturismo Mode On

Tulove Grede

Il mio cavallo

Il canyon del fiume Žmanja

CALL OF DUTY: MODERN WARFARE?

Proseguiamo verso est e arriviamo a Obrovac, cittadina costruita su un’ansa del fiume Zmanja. Prima di entrare in città sono attratto da quella che sembra una ex zona industriale ma che a me ricorda un qualche scenario di Call of Duty, d’altronde è da un po’ di km che vediamo grossi fori sull’asfalto probabili colpi di mortaio risalenti alla guerra dei Balcani. Le case di Obrovac sono per metà ristrutturate e per l’altra metà come abbandonate, un po’ inquietante in effetti, poi scopriremo che prima della guerra la il 65% della popolazione era serba e il restante croata, adesso è l’esatto opposto, da un giorno all’altro pare che tutti i serbi siano scappati, anche questa è storia recente che nessuno vuole più ricordare.

Subito prima di Obrovac

Le rive di Obrovac 

 

le case lungo il fiume

Il centro città

Sosta al bar per un caffè, ottimo

Architetture diverse

LE VACANZE INTELLIGENTI

E offrici un campione che muoio di sete!

Proseguiamo il giro sotto un sole ormai estivo contornando la baia di Karin, e quando siamo sulla strada sopra Novigrad ci colpisce la bellezza del posto che decidiamo di passare la serata e dormire lì, 60 km li abbiamo fatti e anche 800 metri di salite, alla faccia, non dovevamo essere al livello del mare?

Scolata la prima birra nell’unico locale aperto troviamo un appartamento per la notte ma Maja, la ragazza che gestisce la casa dice che dobbiamo aspettare DUE ore perché deve preparare le stanze, ci sembra un’esagerazione ma va bene, andremo intanto a visitare il castello che domina la cittadina, ci voleva un’ultima ripida salita in bici nel caldo torrido del primo pomeriggio. In effetti il castello una visita la merita, la vista da lassù è stupenda e i resti archeologici interessanti, almeno quanto il dente di porco che Stefano trova in una zona di scavi.

Novigrad

Vista dal castello

Casa ecologica 1.0

 

 

SAMTIN-TO-IT

L’appartamento è bellissimo, arredato in stile moderno simil Ikea, e dopo la doccia non ci resta che raggiungere l’unica konoba aperta. Fatta tutta una serie di scalini per salire alla terrazza del locale abbiamo appena varcato la soglia che un marcantonio di gestore si avvicina e dicendo qualcosa d’incomprensibile intuiamo che voglia chiederci cosa vogliamo LI’ da LUI a QUELL’ORA. Improvvisamente Stefano più pronto di me entra in modalità robotico-didascalica e scandisce lentamente con chiarezza le parole magiche: SAMTIN-TO-IT.

Bersaglio centrato, il tipo ci fa accomodare in terrazza e finalmente si cena, branzino e calamari con Malvazija, tutto bene solo che all momento del dolce… il dolce non c’è, no palacinke, no gelato, niente di niente, solo grappa. NO PALACINKE? Seriamente? Ancora sconvolti dalla sorte di essere capitati nell’unico locale di tutta la Yugo che non fa palacinke andiamo a dormire nei nostri letti simil Ikea non prima di esserci scolati le due Pelinkovac monodose da 0,1 L che avevamo astutamente acquistato due minuti prima della chiusura nel mini mini market, forse è la prima volta che vado ad un ristorante la sera con in tasca una bottiglietta di digestivo.

LA STRADA PER PAG E’ LUN…GA

La mattina partenza presto, la meta di oggi è Novalja sull’isola di Pag, e per la prima volta pedaliamo su strade infami, larghe come superstrade e trafficatissime e siamo appena a maggio. Per fortuna è tutta un saliscendi, così ho la bella idea di spingere nelle discese in posizione aerodinamica (!) per rilanciare la Mukluk nella salita successiva, la cosa funziona perché riesco a tenere una velocità media decente, sono davanti Stefano e non mi volto fin quando non sono in vista del Paški Most, il ponte che unisce Pag alla terraferma, ma dietro di me non lo vedo. Al baretto del ponte bevo una Coca assieme ad una intera corriera di pensionati tedeschi e dopo un po’ arriva lui un po’ immusonito, ma non volevo correre, era solo che mi ero rotto di tutto questo traffico e non vedevo l’ora di passare questo benedetto ponte che non arrivava mai. Chissà perché, ma pedalare sulle strade dall’asfalto scolorito dell’isola mi ha subito rilassato, arriviamo assieme a Pag dove pranziamo e ci idratiamo per bene, ormai è scoppiata l’estate che sembra essere in luglio.

Le strade di Pag (foto di Stefano lavia)

Pag

I nostri potenti mezzi


Ci ripariamo dal sole a picco transitando per questa mini Riserva Naturale di Dubrava Hanzina, fresca e boscosa, poi gli ultimi km fino a Novalja dei 79 previsti sono un rettilineo che non finisce più, bene, siamo arrivati, scendiamo al centro e… delusione pazzesca, sembra di essere a Lignano la domenica, un casino totale. Nessuno dei due ha il coraggio di pronunciare quel nome, ma ormai è inevitabile,  Lun, andiamo a Lun ultimo paese sulla punta settentrionale dell’isola che sicuramente è meglio di questo carnaio assurdo. Altri 18 km? Che vuoi che sia, le gambe dopo una settimana di bici girano alla grande, ma è il culo che fa male tanto che spesso bisogna scendere di sella e sgranchire la chiappa camminando un po’. A Lun il gps riporterà 97 km percorsi in 9h30 e 940 metri di dislivello, discesa e salita ovviamente coincidono. Lun è bellissima, piccola e confortevole, troviamo subito un bell’appartamento bicamere a 50 metri dal mare e la konoba Jadran ha il pesce freschissimo e le migliori cameriere incontrate finora, che vuoi di più dalla vita? Una Pelinkovac?

Dopo 97 km ce ne vogliono due a testa

Giornata di relax e foto a Lun, senza bici (foto di Stefano Lavia)

TAXI BOAT, PLEASE!

E’ ormai una settimana che siamo in giro per la Croazia e la nostra giornata è sempre più basic, l’ultimo sabato di più, passiamo dalla colazione alla passeggiatina, oggi niente bici che il didietro è piagato, all’aperitivo alla pennicchella e per finire cena e dopocena riempiendo lo stomaco con 3 tipi di risotto diversi, vino rose’ gentilmente offerto dal signor Mario proprietario dell’appartamento, e per finire, al baretto sul mare dove dei ragazzi guardavano la finale di Cempions da un cellulare mangiando hamburger, in questo preciso ordine: gelato, pelinkovac, bruschetta al pomodoro e tonno con la solita Ožuisko, al che anche la simpatica cameriera ci ha fatto notare sorridendo che di solito non si fa così.

Parlando con Mario, che capisce e parla lentamente anche l’italiano, la butto lì, non è che conosce qualcuno con la barca che ci porterebbe l’indomani sulla costa così eviteremmo di tornare a Novalja e andare a prendere il ferry? Mario toglie il telefono dalla tasca e chiama subito Michele, un suo amico con il Taxi Boat, fatta, l’indomani alle 10 ci aspetta al porticciolo e per 90 euro ci porta a Jablanac sulla costa da dove in 30 km si rientra a Sveti Jurai, soldi ben spesi sia per evitare altri 30 km e 400 metri di salita sia per la figata di fare un viaggetto in barca.

La mattina della partenza, controllo della serie sterzo ballerina (foto di Stefano Lavia)

La scia delle gomme fat 🙂

Il Velebit è sempre là

Il viaggio in mare è un piccolo lusso che ci siamo concessi a fine giro ed è sempre divertente, a parte l’eccessiva verbosità di Michele, il barcaro, che oltre a propinarci qualche aneddoto cristiano-esoterico su Rab e le sue strade in riga di 3 e file di 4, 3X4=12 come gli Apostoli, qui vorrei voltarmi volentieri a interromperlo con un bel chissenefrega, ci propina l’idea di sbarcarci alla baia di Zavratnica, Riserva Naturale integrale blah blah dove si entra con sole 25 Kune e a questo punto stiamo per spiegargli il giro che abbiamo fatto e quanti parchi e riserve naturali abbiamo passato ma per fortuna siamo già a Jablanac e rimettiamo piede sulla terraferma, ma una volta i marinai non erano gente taciturna?

Come ultima digressione pedaliamo per qualche km sulla vecchia strada costiera con i suoi viadotti e le massicciate in pietra di chissà che epoca, qualche ricerchino su gugol bisognerà farla. Avevamo calcolato bene anche l’arrivo a Sveti Jurai, discesa di 10 km sui 30 percorsi e arrivo trionfale al parcheggio dopo 407 km di cui 85 su sentiero, 5400 metri di salite e 6860 di discese, Velebit checked, Paklenica checkrd, Pag checked.

 

Strade perdute e ritrovate

Le strade come venivano costruite ad inizio ‘900…

… e quelle del Terzo Millennio 😦

Non resta che andare a prendere la seconda auto allo Zavizan e comprarsi la maglietta ricordo del Sjeverni Velebit alla stazione del guardaparco, mica dobbiamo dirgli il giro che abbiamo appena fatto :).

Il rifugio Zavizan

E non spaventare i bambini!

🙂

 

Questa voce è stata pubblicata il 31 maggio 2018 alle 11:24 ed è archiviata in cicloturismo, fat bike, fotografia, mare, mtb, racconti, viaggi. Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

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