Slenza, il sentiero nascosto

Mai avuto motoseghe in garage, non sono il tipo che passa i pomeriggi delle domeniche a preparare la legna per l’inverno, diciamo che ho altri interessi. Poi viene il giorno che rifai un sentiero in bici che ricordi interessante ma boh è passato tanto tempo e hai due sorprese, il troj è divertente anche se ci sono qualcosa come 20-25 alberi abbattuti di traverso sul sentiero, cioè devi 20-25 volte fermarti, sollevare la bici e scavalcarli, la cosa peggiore che può capitare ad un biker che vorrebbe sempre il sentiero figo infinitamente lungo. Ecco allora che ti viene la geniale idea di investire tempo e denaro nell’arte del trailbuilding, se una discesa ti piace così tanto e c’è da lavorare un po’ perché aspettare che provvedano altri, cosa c’è di meglio che spostare qualche masso, segare qualche tronco, sistemare qualche tratto di pietre smosse e alla fine rifarti la discesa tutta d’un fiato godendotela il triplo e anche se poi a non tutti dovesse piacere che importa, vuoi mettere la soddisfazione di girare con l’e-bike e la e-motosega nello zaino!

Il sentiero in questione è un’antica mulattiera di guerra marcata con il segnavia CAI 429 che da casera Slenza alta 1478 metri, posto isolato e a suo modo suggestivo, scende alle case Pramolina 928 metri sopra Pontebba, 600 metri di troj, per i primi 100 metri in realtà non è un granchè, un po’ tortuoso e muschioso (qui di domenica in agosto non passa anima viva neanche a piedi), poi diventa scorrevole e molto vario con continui cambiamenti di pendenza, una specie di mini bike park naturale, una rarità qui in Friuli abituati come siamo a zig zag noiosetti. Le interruzioni tuttora rimaste sono limitate a due-tre passaggi con grossi alberi di traverso in posizione troppo critica per fidarsi a smuoverli vista la massa non indifferente in bilico, più un ultimo ostacolo nella parte finale rappresentato da un gigantesco albero caduto nel bosco pianeggiante che va aggirato a destra per evidenti tracce di passaggio dopo il quale c’è il gran finale con troj veloce e divertentissimo. Arrivati alle Case Pramolina bisogna per forza seguire la sterrata che scende a Plans e alla S.S.13, alternative non ne ho trovate anche se sulla Tabacco qualche linea tratteggiata farebbe pensare a sentierini del tempoche fu.

La descrizione della salita l’ho lasciata per ultimo, è infatti singolare che una discesa meritevole abbia una controparte all’andata così rompiballe, la strada che da Pietratagliata sale dalla polveriera abbandonata sotto i piloni dell’autostrada ha un inizio tutto fuorché invitante, è ripida, monotona e con il costante background sonoro del sottostante traffico autostradale, migliora dopo i ruderi della Casera Slenza bassa e sui tornanti finali del nuovo bel sentiero prima della Casera Slenza alta, alla fine rimangono solo 100 metri dove si spinge la bici a mano: passata la casera ci si tiene a destra vicino al bosco fino alla stalla, poi si deve indovinare l’inizio del sentiero sotto gli alberi sempre sulla destra, un cartello del Cai sarebbe chiedere troppo.

Adesso in garage accanto alla Salsa Bucksaw, sega a telaio in inglese, c’è la vera chainsaw, la motosega a batteria della Einhell, quando si dice il destino.

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