L’altra faccia del Velebit

VPP, MASSACRO REALE NON VIRTUALE

Se inizi una traversata alpina di 100 km con la prima metà di una bellezza sconvolgente t’immagini che possa essere tutta così, ma non hai fatto bene i conti con il signor Velebit, magari se non hai trovato informazioni dettagliate sulle tappe successive o qualche video esplicativo sul tubo un motivo ci sarà. Il terzo giorno partiamo baldanzosi da Baške Oštarije su a piedi lungo una piscina da sci (!) dismessa con tanto di ski-lift arrugginito, seguiamo i bolli del Velebitski Planinarskj Put, VPP per gli amici, che secondo i nostri calcoli ci dovrebbe portare alla Tatekova koliba, un bel casolare nella valletta di Stap in circa 10 ore “ma in bici stiamo di meno”.

Diciamolo, è stato un’epic fail clamoroso, un sentiero impedalabile al 95% difficilmente praticabile anche a piedi vista la quantità di alberi abbattuti nella parte del bosco e rovi e spine assassine sulla mulattiera che scende al mare, mulattiera che dopo 15 km di su e giù a piedi per una serie infinita di doline su sentierino quasi dismesso abbiamo imboccato come via di fuga alla strada costiera, l’avevamo già messo in conto prima di partire studiando le mappe ma non ci si immaginava una discesa fatta per 3/4 con la bici a mano!

Tipico passaggio con la bici a mano (foto di Stefano Lavia)
I posti di per se’ sono anche suggestivi, ma sul momento non lo apprezzi più di tanto

Una giornata di fatiche supplementari comunque ci può stare se vai in posti nuovi senza tante indicazioni, l’importante è uscirne senza farsi male, peccato perché la mulattiera di discesa al mare di evidente costruzione militare con pendenze lievi e uno sviluppo considerevole se fosse pulita e sistemata diventerebbe qualcosa di straordinario per la bellezza ambientale e l’interesse storico e anche divertente da scendere in bici, il problema è ma a chi interessa?

Facendosi strada fra i rovi (foto di Stefano Lavia)
Mulattiera finalmente fuori dal bosco
La parte finale è più “scorrevole”

Dopo 20 km deliranti arriviamo a Lukovo Šugarje sulla strada costiera disfatti dal caldo e dalla sete, mi devo distendere all’ombra di una casa non abitata per mezz’oretta, l’insolazione fa brutti scherzi e mi sa che la mia crema solare da troppo tempo nello zaino è anche scaduta e non è servita a un caxxo, mentre Stefano più fresco di me, e chi l’ammazza questo, chiede informazioni sulla più vicina konoba/market/qualsiasi posto che venda birre fresche. “Sono solo 8 km al market più vicino”, cosa dovrebbe essere un incoraggiamento? Ma come si fa, un paese senza un bar, se fosse in Friuli ce ne sarebbero tre. Mi riprendo un po’ e senza emettere alcun suono che la gola è troppo secca inforco la bike e seguo Stefano bello pimpante sui pedali neanche fosse appena partito. Il bello della fat bike che nonostante le ruote larghe su asfalto se spinta ad una velocità costante va che è una meraviglia, non lo credevo neanch’io. Siamo finalmente al benedetto mini market/bar ma è chiuso, arriva un signore del posto che deve comprarsi l’aranciata, telefona al proprietario (c’è il numero sulla porta del negozietto) ed in un baleno da una casa vicina arriva la ragazza ad aprire, roba che solo qui in Croazia, e ci ritroviamo dopo 5 minuti seduti sulla panchina all’ombra con in mano due birre ghiacciate e pure le patatine, salvi!!!

Miraggio? No, Žaneta. (foto di Stefano Lavia la mattina dopo)

VESNA VA VELOCE

Se la giornata è andata sportivamente parlando abbastanza male, l’epilogo serale è uno dei migliori, mentre ci gustiamo le nostre due birre a testa arriva Vesna, una signora non più giovanissima ma ancora di bella presenza che in perfetto italiano ci chiede se vogliamo un appartamento per la notte ed è disposta a prepararci anche la cena, no carne perché è da scongelare, ma pasta, uova, patate, verdura e birra pronti in mezz’ora.

“Ma quanto è lontano? Sa, abbiamo avuto una giornata faticosa”.

“ 10 metri da qui”.

Non si poteva avere di meglio, mega pasta al tonno cucinata da dio, la signora è figlia di un cuoco, cena in terrazza vista mare, bell’ appartamento e letti comodi, last but not least la bottiglia di Pelinkovac lasciata a nostra disposizione con la vaschetta del ghiaccio piena, e il sentiero di oggi? Dimenticato.

 

Adesso si ragiona, eh?
Sonnifero biologico




 

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