Pazza domenica

Avevo preparato il nuovo zaino fotografico high-tech da giorni, la fat bike pulita e pronta per la prima vera neve dell’inverno, i quattro giorni di ferie programmate finalmente arrivati per non parlare del meteo perfetto come non si vedeva da tempo, e invece niente, adesso la situazione è talmente grave che bisogna stare chiusi in casa contenti di non avere neanche una lineetta di febbre. Non posso non pensare alle scene di domenica scorsa sulle strade della Carnia: mentre io da solo in auto ero diretto al fondo della Val Pesarina per farmi un giro con la fat in posti in culo al mondo tutte le auto che avevo incrociato erano di sciatori diretti nelle varie località sciistiche ammucchiati dentro i loro bei suv bianchi tedeschi per ammucchiarsi ancora di più poi in fila per lo skipass, si è parlato di 10.000 persone sulle piste, una follia. La mia giornata sarebbe continuata con un giro abortito per la troppa neve ma non sono mancati altri incontri assurdi, tipo un anziano escursionista veneto che mi si è avvicinato a 50 cm per chiedermi che tipo di bici avessi e subito tenuto a distanza di sicurezza con risposta il più sbrigativa possibile, ma soprattutto l’incontro con due motoslittari nella bellissima piana di casera Campo dove io arrancavo nella neve alta 50 cm cercando di arrivare almeno alla casera e questi due fenomeni che mi giravano intorno in cerchi concentrici neanche fossimo a Nazca arando tutta la piana come dei bambini che non si stancano del loro nuovo giocattolo. Ma dico, invece di girare così a cazzo imparate da chi come in Scandinavia e Nord America con la motoslitta batte le piste per gli escursionisti a piedi, i fondisti e perché no i fatbiker, vi divertite lo stesso e fate qualcosa di utile.

Questi giorni di non far niente, no mtb, no sci, no camminate in montagna, no giri fotografici, saranno sicuramente duri da sopportare, io quattro anni fa ho fatto più di un mese a casa col gesso e posso dire di essermi allenato abbastanza. Tutti dicono che prima o poi ne usciremo, che niente sarà più come prima, beh, lo spero, magari non compreremo più una nuova bici ogni due anni, non andremo in vacanza con l’aereo, gireremo in città con le nostre bici high tech senza rischiare la vita attraversando una rotonda, magari lavoreremo meno sacrificando una parte del nostro stipendio, insomma, “vonde monadis”. Nel frattempo rimango in casa e metto a posto le foto.

 

Valli del Torre

Le valli del Torre sono così a portata di mano che spesso neanche le si considera, non offrono di sicuro giri in mtb lunghi e appaganti quanto le Alpi Carniche e Giulie, d’inverno però riservano piacevoli sorprese a chi non disdice un po’ di sano hike&bike, a ben cercare qualche bella discesa “rupestre” la si trova anche qui e l’avvicinamento comodo permette qualche giretto anche dopo le troppe ore di lavoro nella piatta pianura. Se aggiungiamo al tutto gli effetti del cambiamento climatico e l’ncredibile assenza di precipitazioni in gennaio sembra di essere ancora in ottobre-novembre, fa strano salire sul Granmonte senza trovare neve o ghiaccio.

Grandi soddisfazioni per piccole montagne.


<p><a href=”https://vimeo.com/387467508″>Valli del Torre</a> from <a href=”https://vimeo.com/monoman”>Monoman</a> on <a href=”https://vimeo.com”>Vimeo</a>.</p>https://vimeo.com/monoman/review/387467508/52630399f8

 

 

 

Fusine d’inverno

Un mesetto fa se volevi cercare neve in Friuli dovevi per forza andarti a ficcare in quel frigorifero che è la piana dei Laghi di Fusine, a gennaio il sole fa capolino dietro la Veunza fino alle 11-11 e mezza del mattino e dopo sono cavoli amari, a piedi o in bici soste brevi e pedalare. Rimane pur sempre il luogo ideale per sfoderare i supertele zeiss contax  per immortalare le magnifiche pareti innevate del Piccolo Mangart, Veunza, Picco di Mezzodì, far volare il drone sul lago e altri simili passatempi fotoescursionistici, il giro in bike si riduce a 400 metri di salita per una strada innevata con pochi sentieri a disposizione per la discesa ma la cosa non pare così grave. Se poi ti sei congelato le chiappe, al ritorno in auto puoi sempre scaldarti con un bell’album vintage, che so, Yeti degli Amon Düül II per esempio, scelta più che azzeccata. Per chi non ha fatto in tempo a conoscerli può ascoltarli nella colonna sonora del video qui sotto, i Queen a questi non son degni neanche di allacciargli le scarpe.

Il giorno più corto

Giorno più corto = gita più corta, i 400 metri di dislivello per raggiungere da malga Saisera il rifugio Grego sembrerebbero più adatti a famiglie con giovane prole al seguito, in realtà per l’inizio di quest’inverno con poca neve sono perfetti per adattarsi ai rigidi climi della stagione, se poi ti rendi conto che il sole lassù tramonta alle 13 e la massima ha appena toccato i -1° c’è poco da fare gli spavaldi, viene da girare la bici e scendere a valle appena possibile, saremo ricompensati con un favoloso white track facile e divertentissimo però vietato alle gomme under 3,8”, ma, aspetta, com’era quella storiella che le fat bike sono poco agili???

 

 

 

Zeiss Contax Planar 50mm F1,4

Oggi parliamo di fotografia vintage, beh, sì, a volte mi riesce difficile parlare solo di mountain bike, non sono uno di quelli tutto enduro e forcella fox ultimo modello, se vado in bici scelgo posti che abbiano una qualche attrattiva paesaggistica per fare foto e video anche a costo di fermarmi ogni due chilometri, me ne fotto di VAM e tempi di salita. Appena comprato su eBay un mitico Zeiss Contax Planar 50mm F1,4 ho dovuto provarlo in un posto speciale, speciale com’è questo pezzo di vetro e metallo giustamente famoso. Da un po’ volevo tornare in zona Planina Zaprikaj sopra Dreznica, in Slovenia, proprio sotto la parete ovest del Monte Nero, così l’abbinamento mi è sembrato perfetto. Risultato: una domenica neanche tanto fredda di dicembre con meteo che dall’umidità della mattina è decisamente migliorato per finire con un tramonto fantastico. Tecnicamente impietoso è il confronto con il simil obiettivo della Gopro, se poi ci mettiamo il sensore APS della Samsung NX500 allora il confronto diventa imbarazzante.

Com’era il sentiero in discesa? Per stavolta il mountainbiking è rimasto in secondo piano, ancora troppe foglie e sassi viscidi dopo le piogge dei giorni scorsi, aspettiamo che la neve compatti il tutto per divertirsi con la fattona e poi ne riparliamo. Stay tuned.

Fuga da Mukluk 2

Le esplosioni durarono tutta la notte, il rumore giungeva in lontananza da ovest e nella stazione di controllo Lanza IV sul pianeta Mukluk 2 con noi tre, io, Julian e Pavel buttati giù dalle brande ma preparati da giorni ad un’evenienza del genere era iniziata frenetica l’operazione di sgombero, ognuno sapeva esattamente cosa fare. Le notizie che giungevano dal Comando Centrale giù nella sterminata pianura erano in realtà abbastanza contraddittorie ma il protocollo in questi casi prevedeva di abbandonare la stazione alle prime luci dell’alba e scendere da quella strana montagna in mezzo al nulla con ogni mezzo a disposizione, bisognava solo lasciare i sensori esterni attivi e le aviocamere automatizzate in azione, tutto il resto doveva essere reso inutilizzabile da chiunque fosse arrivato lì dopo di noi. Erano già le 6 quando i miei compagni dopo un frettoloso saluto (dovevamo rivederci comunque di lì a pochi giorni) avevano calzati gli sci per risalire il crinale di fronte alla stazione e scendere nella valle sottostante e guardandoli allontanarsi col tele della mia videocamera portatile Bolex Mini Sixteen K pensai fra me “Che strano modo di spostarsi su questo pianeta del cavolo” ma nel frattempo mi compiacevo di avere scelto l’unico altro mezzo rimasto a disposizione, quella strana bici con le gomme larghe che nessuno voleva mai usare per le perlustrazioni di routine delle settimane precedenti, forse l’ingegnere pazzo che l’aveva progettata si era ispirato ai vecchi Rover lunari degli anni ’60.

Nella strana luce del nuovo giorno mi misi in sella alla F-Bike, nello zaino avevo da mangiare e bere per un paio di giorni e la fida aviocamera sopra la mia testa era pronta a segnalarmi eventuali pericoli di fronte a me, ma nonostante la situazione d’emergenza e una seppur minima apprensione tutto sembrava sotto controllo, la pista che avevo scelto passava per delle vallette ancora innevate ma più in giù s’intravedevano i prati verdi coperti dai crocus primaverili già di un bel violetto fosforescente, in fondo questo sperduto pianeta non era del tutto insignificante. Fu così che io e i miei due compagni, anche se con strade diverse, riuscimmo a salvarci dagli attacchi dei giorni seguenti e lasciare Mukluk 2 a differenza di tanti altri giù nelle pianure che non ebbero nessuna via di scampo. Nella mia memoria rimarrà per sempre la desolante bellezza di quelle montagne, chissà, forse quando tutto questo sarà finito ci tornerò.

Uorsic

Non è una vera cima, piuttosto una collinetta a quota 966 metri con i bunker interrati un tempo “a difesa” del confine orientale, però ogni inverno appena nevica mi attira per il bel sentiero che scende a Calla, continua in saliscendi alla chiesa di S.Andrea e s’infila in un’antica mulattiera lastricata in picchiata giù a Goregnavas ed Erbezzo, saranno 500 metri in tutto ma con la neve fresca è un vero spettacolo, a chi piace il genere beninteso e a me piace da matti, vietato ai minori di 3″. Gita non adatta a chi va di fretta, qua non servono ginocchiere e paragomiti tanto se cadi nella neve fresca non ti fai niente, piuttosto un paio di  Salomon in goretex perché le Five Ten tengono un’oretta e poi s’inzuppano, un piumino leggero per le soste, la GoPro e naturalmente, da quest’anno, il Mavic.

Per arrivarci ci sono due possibilità: salire a Montefosca e poi tagliare il fianco Ovest dello Joanaz su forestale di solito tracciata dai fuoristrada oppure aggirando da Sud il Craguenza per la strada che poco sopra Zapatocco porta a Cocianzi, passa Cedermas, arriva sul crinale sud del Craguenza da dove si prosegue per asfalto a Tamoris e alla casermetta militare dove finisce la strada trenta metri sotto la cima.

Se alla fine vi viene fame potete sempre fermarvi a Loch e sfamarvi con la gubana che porta lo stesso nome di un paese attraversato in bici la mattina. Quale? Beh, sta a voi scoprirlo, non posso mica dirvi tutto.