Joanaz Dream

Ieri notte ho sognato che ero sullo Joanaz, della salita non ricordo niente, poco male, invece della discesa, la mia preferita d’inverno con la neve giusta, ho ancora negli occhi le immagini vivide di una notte con cielo nero, i colori psichedelici del bosco e i villaggi disabitati, ad un certo punto passo davanti ad una fototrappola e d’istinto alzo la mano destra in segno di saluto, quelle cose senza senso che fai nei sogni. Poi mi sono svegliato.

Bivacco Costantini/Sentiero 731

No, non ci si arriva con la bike, o meglio, per portare la bici fin su al bivacco ci vuole fegato o la mente un po’ appannata, ammetto di averlo fatto una volta in traversata dal Monte Guarda, magari lo spiego dopo. Quella qui descritta, si fa per dire, è una gita metà sui pedali e metà a piedi, alla pari di quest’altra simile del mio blog gemello http://terzomeno.com/2021/09/11/creta-di-riosecco/, e si stacca dal famoso giro di Casera Canin con la altrettanto famosa discesa sul sentiero 642: quando arrivi a Casera Berdo di Sopra e alzi la testa verso destra non puoi non notare quel coso metallico di colore rosso incastrato sotto le rocce visibile da tutte le montagne della zona, un nido d’aquila unico nel suo genere che da solo merita una visita ogni x anni, qui ci ho dormito appena dopo l’inagurazione un novembre con pioggia e nevischio tanti secoli fa, ci sono passato percorrendo in due giorni la fantastica Alta Via Resiana quando alle 8 di mattina di un ferragosto ero in cima al Canin, partenza a piedi dalla stazione di Chiusaforte il giorno prima e la strada di Pustigost era di là da venire, per non parlare di uno dei miei giri più massacranti Coritis-Coot-Guarda-731-642-Casera Canin-Casera Grubia-634-657-Coritis che fatto una volta può anche bastare, altri tempi. La novità sta nel fatto che adesso, con la tua bella ebike che ti supporta con la sua poderosa spinta sulle rampe assurde di Casera Coot, e che hai giustamente nascosto nel bosco vicino Casera Berdo di Sopra, vuoi mettere la soddisfazione di goderti in discesa dopo aver sgranchito le gambe fino al bivacco il corto ma bellissimo sentiero 731 con la sua estetica serie di serpentine nella faggeta, ci metti meno tempo, ti diverti di più, salvi le ginocchia e se piove, come è capitato a me dieci giorni fa, ti bagni anche di meno. E allora allarghiamo questi orizzonti, perché essere solo un biker o solo un escursionista a piedi, meglio confondersi con questi o con quelli, e se qualcuno a piedi ti inveisce contro perché sei in bici su un sentiero hai tutto il diritto di mostrargli un dito a caso della mano.

Craguenza Fun Bike

Non esistono montagnette stupide, dipende da come le si prende. Dopo aver passato due giorni nelle bolge pre-lockdown del Matajur e della Val Saisera con ai piedi strane appendici di legno il terzo giorno decido di ripigliare la fat bike e disintossicarmi dalla ressa spropositata dei giorni precedenti su questa cimetta molto meno alla moda che però a me piace assai, il Craguenza. Alto neanche 1000 metri, è una propaggine dello Joanaz a forma di schiena d’asino e d’inverno ha neve solo sulla cima fin poco sotto, quest’anno un po’ di più ed è perfetta per la fat bike, oggi era pistata il giusto, si era in cinque in tutto e soprattutto niente escrementi canini ogni dieci metri di sentiero. In cima panorama a 360 gradi, sole, neve, single track innevato battuto a regola d’arte dalle moto, cosa volere di più.

Machete Trail Ep

Scegliere una mountain bike rigida in acciaio come seconda bici potrebbe sembrare nel 2017 una cosa senza senso, ancora peggio se qualche mese prima hai preso l’ebike, e invece, o forse proprio per questo, salire su una Surly Krampus 29+ senza sospensioni e provare un bel sentiero dietro una coppia di friraider adrenalindipendenti è un’esperienza unica e neanche tanto impossibile se gli amici hanno la pazienza di aspettarti ogni tanto, forse mi è andata bene perchè siamo a Natale. Grazie alle gomme grandi e larghe 3″ si riesce ad assorbire i piccoli impatti e le difficoltà di un sentiero mediamente difficile, se si cerca la velocità invece è meglio lasciar stare ma quello si sapeva, sono rimasto invece impressionato dalla maneggevolezza e dalla reattività del telaio cosí tanto che quest’inverno conto di usarla quasi sempre, magari sulla neve e magari con un bell’ upgrade a forcella e freni per non smettere mai di sperimentare. E il Machete Trail? In versione Extended Play abbinato alla discesina dal Craguenza, giusto per far prendere aria al Mavic, è il troj perfetto per l’inverno e le mezze stagioni, ah già, ma quelle non esistono piú.

 

Sentiero 747 Seconda Parte

Tra i vari acciacchi dell’età oltre ai soliti mal di schiena e ginocchia consumate è sicuramente da aggiungere la sindrome da cross country, in inglese XCS ;), quella che ti viene quando non hai nessuna voglia di affrontare una salita lunga metà giornata per poi scendere su sentiero tecnico sfatto e con quella voglia di birra che baratteresti la tua full per una cassa di Lasko. Il rimedio è semplice, un bel giro in saliscendi anche lungo ma con le salite così brevi che appena inizi a patire la fatica ecco che il sentiero spiana e c’hai la discesetta che ti rinfranca e ti mette allegria. D’inverno poi un giro così è quasi d’obbligo e il sentiero 747 è perfetto in questo senso, in totale sono 20,5 km per 1150 metri di dislivello ma il bello è che essendo parallelo alla strada asfaltata si può interrompere quando si vuole, meglio sarebbe comunque piazzare due auto, una all’inizio e una alla fine, per evitare il bitume e girare quasi solo su single tracks e mulattiere. Sabato l’ho completato con l’arrivo in salita a Castelmonte dopo una stupenda discesa a Marcolino che è quasi il premio finale per il biker che si avventura su questo itinerario troppo figo per lasciarlo agli hiker.

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L’altimetria del 747, abbastanza minacciosa la piramide del Cum

Monte San Giovanni
Monte San Giovanni

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La chiesetta in cima
La chiesetta in cima

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Il sentiero è sempre ben segnalato
Il sentiero è sempre ben segnalato

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I cavalli neanche ti considerano

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Dopo tanto bosco c’è anche il pratone

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La bella discesa verso Marcolino

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Il bello dura sempre poco
Il divertimento dura sempre troppo poco

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Mulattiera lastricata veloce

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Svolta a 180° per Castelmonte

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Lassù a sinistra è la nostra meta

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Sentiero pedalabile in falsopiano

L’arrivo in salita fa un po’ strano
L’arrivo in salita fa un po’ strano

La Yeti e il Nero
La Yeti e il Nero

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La cresta nord occidentale del Krn al tramonto

In auto sulla via di casa con la musica a manetta
In auto sulla via di casa con ”Black And Blue” nell’autoradio a palla

Winter Bike Is Coming

Se l’estate vuol dire lunghi epici giri alpini la bici d’inviar è la versione domestica, quote basse con salite brevi e discese ancora più brevi, le poche ore di luce stabiliscono nuove regole del tipo niente o quasi riprese video ma la vecchia cara macchina fotografica per le foto al volo, nello zaino il mini thermos e due barrette che tanto la sosta in cima sarà breve. Parlare di cima poi non ha senso visto che spesso i percorsi sono in saliscendi e considerata la densità di sentieri segnalati e non, la difficoltà specifica sta nell’indovinare l’itinerario migliore fra i tanti possibili, forse è questo che rende la cosa divertente.

Il sentiero 747 da Clabuzzaro a Castelmonte fa parte del famoso Sentiero Italia ed è un percorso parallelo alla strada asfaltata che corre sul crinale fra la valle dello Iudrio e la valle del Cosizza ad una quota che rimane sempre fra i 600 e 700 metri, perfetto per i mesi invernali. Dal sopralluogo fatto ieri dopo anni che non passavo di qua l’ho trovato ben segnalato e evidentemente molto frequentato, anche dai cacciatori, e parecchio divertente nei saliscendi sempre ben pedalabili ad esclusione dell’ultimo tratto prima di Castemonte quando il sentiero perde 200 metri di quota per poi risalire su mulattiera sassosa al santuario, qua ci vorrebbe una Stereo Hybrid e allora sì che ci si divertirebbe anche sui troj scassati in salita ;). Naturalmente il 747 essendo una classica traversata per un biker rappresenta solo la parte centrale di un giro consono, bisogna solo inventarsi un prima, la salita in quota, e un dopo, la ridiscesa a fondo valle, ma è un itinerario che si presta ad infinite varianti più o meno lunghe. Short version per le giornate corte: partenza da Bodigoi dopo Prepotto da dove si segue per svariati km la bella stradina che costeggia il torrente Iudrio fino a Molino Vecchio, in salita a Codromaz passando poi per Berda e Covacevizza fino alla strada di Castelmonte. A sinistra della strada il sentiero è evidentissimo e impossibile da perdere, si continua nel bosco e per belle radure fino alla chiesetta di San Nicolò dove si deve spingere brevemente la bici in salita per guadagnare la cimetta omonima. Si continua con bel percorso nice and easy fino ad una stradina cementata in prossimità di una fattoria, qui conviene girare a destra e seguire l’asfalto fino a Castemonte per andare a prendere la sterrata che scende alla chiesetta dei Tre Re, segnavia 748. Dalla chiesetta siamo di nuovo su sentiero, scavalcati gli alberi che vorrebbero impedirci di scendere con la mtb ( o forse sono per le moto? boh) e dopo un breve tratto ostico il troj torna bello e divertente, basta seguire il segnavia, sorpassare educatamente qualche maturo escursionista stile “sentieri natura” e siamo arrivati alla minuscola frazione di Fragielis con tanto di agriturismo vip. Bonus track: oltrepassate la case e una esse su asfalto dopo un’ampia curva a destra si intravede una traccia a sinistra, è una vecchia mulattiera segnata in nero sulla Tabacco ormai ridotta a sentierino che con divertenti passaggi carsici ci scodella a pochi metri dal centro di Bodigoi.

D’inverno è meglio.

Cosson
Cosson

Ponte Miscecco
Ponte Miscecco

Berda
Berda

16 km da Cividale
16 km per Cividale

Monte San Nicolò
Monte San Nicolò

Il Canin è il Canin
Il Canin è sempre il Canin

Nice and easy
Nice and easy

Tramonto sul Monte Nero
Tramonto sul Monte Nero

Lo spettacolo delle mulattiere lastricate
Lo spettacolo delle mulattiere lastricate

ta na Niski

Nei giorni scorsi un giornalista della Gazzetta di Attimis, Gianni Petrucco, ha intervistato il nostro Monoman in occasione dell’uscita del suo nuovo video pubblicato su Vimeo “ta na Niski”, quasi un sigillo ai 25 anni di attività in mountain bike nei posti più disparati del Friuli e dintorni.

Ecco qui sotto il testo integrale dell’intervista per la quale si ringrazia vivamente la GdA.

Giornalista: Allora, Monoman, come ci sente dopo tanti anni di mtb e come ti definiresti come biker?

Monoman: Beh, un po’ stufo dei soliti posti dopo tanti anni che giro qui ma rimango un biker abbastanza curioso di scoprire cose nuove anche se mi definirei pigro, a volte anche tanto, già.

G.: Hai un’idea dei km e metri di dislivello percorsi finora?

M.: Boh!

G.: Hai avuto tanti compagni di mtb, ma, mi dicono, adesso vai quasi sempre da solo, c’è un motivo particolare?

M.: Ma sì, ho girato negli anni con  svariati compagni di bici, poi qualcuno ha mollato, qualcun’altro s’è stufato, o mi sono stufato io, chi lo sa, fatto sta che chi non va mai solo non è un vero biker, c’era scritto anche in quella rivista americana, Bike mi sembra, e poi adesso da più di un anno giro con attrezzatura foto vera, treppiede, slider e mirrorless e non ho palle di correre dietro agli enduristi che macinano millemila metri di salite e discese con zainetti microscopici, l’ultima uscita che ho fatto dove ho girato “ta na Niski” aveva solo 400 metri di dislivello ma mi sono divertito alla grande, è difficile da spiegare ad altri, credo. Ah, poi quel modo di dire “Più si è meglio è” mi è sempre sembrata una cagata, lo diceva anni fa anche il famoso alpinista francese Bernard Amy che in montagna non si va più di sei, tre sarebbe l’ideale.

G.: Se dovessi scegliere i cinque giri, anche di più giorni, più significativi er la tua evoluzione di biker quali sceglieresti?

M.: Domanda scontata, ma sono contento di soddisfare la tua richiesta. Allora, non è facile rispondere, partiamo in ordine cronologico: prima naturalmente la Val Fleons nel settembre ’91 su mtb fully rigid, una botta emozionale irripetibile perché il sentiero ai tempi era perfetto senza le canalette scavate dall’acqua com’è purtroppo adesso; il giro di Moggessa, maggio ’92, per la selvaggia bellezza del posto e i sentieri rocciosi compatti come piacciono a me, ormai anche questo snaturato dalla nuova autostrada forestale; la prima stupenda Val Travenanzes sempre nel ’92 una tra le prime uscite dolomitiche in assoluto seguita poi da tantissime altre; Cala Sisine in Sardegna sempre nel ’92 come primo connubio mtb&mare; la Val Fiscalizza l’estate dopo quando non c’era l’ombra di un divieto alle bici e sembravamo degli alieni in sella alle nostre Atala in acciaio fra gli escursionisti stupefatti; la traversata da Sud a Nord del Matajur nel ’96 con la terribile salita asfaltata di Livek che non farò mai più e la discesa da poco sotto la cima a Svino vicino Kobarid, eppoi soprattutto la prima volta sul Krn, o Monte Nero, nel settembre 2006, non una semplice gita in mtb, piuttosto un viaggio extraplanetario su un  pianeta abbandonato, difficile da dimenticare in tutti i sensi e poi ripetuta solo un’altra volta con Stefano, anzi mi pare che farla adesso sia vietatissima come tutti i giri sloveni…Non vorrei farla troppo lunga ma a questo punto non posso dimenticare le traversate di più giorni da rifugio a rifugio, prima mitica quella da Dobbiamo a Madonna di Campiglio con Luigino a fine agosto ’96, otto giorni di sole,poco, pioggia, tanta, fatiche che sembravano non finire mai e panorami spazianti che valevano da soli il biglietto, una piccola grande avventura a cui poi sono seguite diverse altre, fra tutte mi piace ricordare anche quella da Passo Sella a Calalzo con Uolter nell’agosto ‘98, tenda e fornello sulla schiena (!) in bici sotto le più belle cime dolomitiche. per finire con la Val Gardena nel 2009 e la stupenda discesa della gola dello Schlernbach gia’ provata nel ’97 ma solo questa volta goduta appieno con una vera full, e che dire del giro del Similaun nel 2013 e l’anno dopo la traversata delle Pale di S.Martino dal rifugio Rosetta. Last but not least  le traversate in terra croata vista mare, la prima sulle isole dalmate da Brač a Dubrovnik nel settembre 2012 e la Trieste-Premantura due anni dopo sempre con Stefano. Ah, mi sono dimenticato del Monte Bianco, ma mi fermerei qui se no vien notte.

G.: Ok, grazie Monoman, vedo che di posti ne hai visitati… Parliamo di attrezzatura foto/video: com’è cambiata dagli inizi ad oggi nella tua esperienza pluriventennale?

M.: E’ praticamente cambiato tutto, dall’analogico con pellicola Fuji e reflex Canon con 24-80 mm, e Minox come muletto, alle prime costosissime digitali e adesso alla mirrorless Samsung NX500 con 12-24 mm e 50-200 mm assieme alla GoPro4 per le riprese sportive, oltre a tutti gli accessori tipo gimbal e slider che una volta neanche ci sognavamo di avere, magari i risultati sono sempre mediocri ma vuoi mettere il divertimento!!!

G.: Con tutto questo peso dietro dev’essere per forza dura salire in mtb sulle mulattiere più ripide, o sbaglio?

M.: E infatti salgo piano, anche a piedi se serve per arrivare in un certo posto per fare quella certa ripresa  in quelle particolari condizioni di luce, alle volte è proprio un sacrificio che bisogna fare, poi i risultati ci danno le personalissime giuste soddisfazioni. In fin dei conti sulle montagne, come sulle coste marine d’altronde, c’è posto per tutti, no?

G.: Monoman, scusa, ma mi sembra che non frequenti molto i social, FB, Twitter, i fora di mtb: è una scelta precisa o cosa?

M.: Mah, cosa devo dire, non ho foto del mio gatto da postare ogni giorno, forse perché non ce l’ho!  😉

G.: Ma veniamo all’ultimo video, mi sembra più lento e tranquillo, non so, rispetto a “Similaun For Dummies EP” per esempio è distante anni luce. E’ una scelta precisa o un momentaneo cambiamento di stile?

M.: Beh quello del Similaun è stato un esperimento pazzesco, più di 500 scatti montati in un video di un minuto, una cosa che mi era venuta lì per lì in fase di montaggio pensando anche al ritmo frenetico delle discese imposto dai miei compagni ai quali non riuscivo quasi mai a stare dietro, sai, non amo spiattellarmi sugli alberi e anche dopo tanti anni di bike sono sempre abbastanza prudente, o scarso, fai te, sarà che vengo dall’alpinismo dove ho imparato che in montagna, soprattutto in arrampicata,  bisogna sempre andare all’80% delle proprie possibilità e mai superare la soglia critica, e invece negli anni ho visto tanti biker non rispettare questa semplice regola. Anzi, una volta un tipo che aveva letto un mio blog mi ha confessato candidamente che a leggermi m’immaginava chissà che fenomeno fisico e sportivo, poi a vedermi invece… e non completando la frase mi ha dato praticamente dello sfigato, poverino, chissà che delusione!

G.: Anche per quanto riguarda la musica che usi nei tuoi video sembra che i tuoi gusti spazino in tutti i generi musicali, vero?

M.: Vero, ultimamente infatti sono molto preso dalla psichedelia e dallo stoner, ritmi rilassati e ipnotici che mi hanno sempre allettato, sono contento che queste sonorità siano di nuovo in voga, ce n’era bisogno.

G.: Tornando a Vimeo che ci dici di questo aggregatore di video amatoriali e della sua tecnologia di compressione video?

M.: Vimeo fa cagare il caXXo!!!

G.: Per concludere, Monoman, dicci qualcosa sui tuoi progetti futuri, dove ti piacerebbe andare a raidare e filmare?

M.: Sicuramente Croazia, Liguria, Sardegna, Scozia e Provenza, magari con corda e scarpette e in macchina che non si sa mai.

G.: Grazie Monoman e altri 25 Anni di Bike!

M.: Grazie a voi e Buon 2016 a tutti!

😉

Su e giù per il Matajur

Un inverno quello che sta per finire passato a girare in lungo e in largo la montagna dei pigri, quella che arrivi con un’ora di auto anche al pomeriggio dopo il lavoro, il Matajur, insomma, una montagn(ett)a buona per tutte le stagioni… Seriamente, le Valli del Natisone d’inverno sono il massimo per chi è costretto a vivere in pianura e non ha tempo ne’ voglia di andarsi a cercare le Grandi Montagne, neanche fossero poi tanto diverse, qui i sentieri innevati sono sempre battuti dai ciaspolatori (grazie, eh) cosicchè ci puoi scendere in bici, e quando ci sono le condizioni ci scappa anche una mini sciata con vista sulla pianura e sul mare, per non parlare dei panorami sui monti della vicina Slovenia, Stol e Monte Nero in particolare. Armato di PanasonicLumix FZ1000 e GoPro 4 Black, treppiede, steadicam e ammennicoli vari che fanno tanto “Pro” mi sono divertito a battere i sentieri arcinoti dopo anni di bike e quello che che ne è uscito è questo filmato girato nello splendore del Quattro Kappa e poi ovviamente esportato per il web a 1080p, una cosa divertente e colorita diversa dai miei soliti video di una giornata.

Per vedere meglio il video clicca su vimeo in basso a destra.

Enjoy.

<p><a href=”https://vimeo.com/122639930″>Su e gi&ugrave; per il Matajur</a> from <a href=”https://vimeo.com/user414086″>Monoman</a&gt; on <a href=”https://vimeo.com”>Vimeo</a&gt;.</p>

Effetto Larsen

Dopo due giorni di parainfluenza intestinale ho voglia di fare una bella sudata per rimettere in circolo un po’ di endorfine, sono fiacco, le previsioni meteo dicono cielo grigio e così provo a pensare ad un posto culo, uno di quelli preferiti dagli amanti dell’orrido: la Bocchetta di Zaiavor sembra perfetta per il mio scopo, in fondo la medicina più amara non è quella che fa più bene?
Ci ero andato una sola volta in un giornata nuvolosa e afosa e non mi aveva impressionato più di tanto, forse anche per l’arrivo a Passo Tanamea che, diciamolo, non ha questa grande attrattiva paesaggistica, però ricordo qualche bel tratto di sentiero e un giro così così è quello che mi serve oggi. Lascio a casa il Reign X e carico in auto la front in acciaio 1×9, con questa la salita su asfalto da Uccea a Sella Carnizza è un piacere, con la forcella bloccata sembra di pedalare una rigida e le gomme da 2″ pompate a 3 atmosfere girano agili. Alla sella giro a sinistra per la chiesetta di S. Anna e arrivo alla Piazza degli Antichi Ghiacciai, che sarebbe poi lo spiazzo sterrato davanti alla chiesa: ci può stare, questo è il posto paesaggisticamente più bello dell’intero percorso e merita una sosta prima di affrontare la seconda metà della salita da fare tutta a piedi spingendo la bici, è il sentiero 727 che porta alla Bocchetta di Zaiavor e scende poi a Tanamea. Neanche a farlo apposta, mentre salgo, più l’ambiente si fa aspro e severo più il cielo s’ingrigisce, arrivato alla bocchetta il panorama sul versante di discesa è uniformato al colore del cielo, Musi style, e i nuvoloni in avvicinamento mi fanno decidere per una rapida discesa. E se in salita avevo goduto dell’agilità della bici, ai primi tornanti sassosi e ai primi gradini di roccia il passare da 170 a 0 mm di escursione alla ruota e dalle Minion da 2,5″ alle Larsen di 2″, beh, la cosa mi ha fatto un certo effetto, solo che il sibilo è quello dei freni da 160 messi a dura prova. Prese le adeguate contromisure, scendendo coiè a piedi nei passaggi tossici, riesco però anche a divertirmi nei lunghi tratti flow con terreno compatto e fogliame secco, terreno ideale per la front, certo che arrivare a pensare che l’acciaio assorba come un carro ammortizzato è una stronzata che mi segno mentalmente di non dire e pensare mai più, ma ogni tanto va bene ridimensionarsi e affrontare i sentieri di montagna by fair means.

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Il giro preferito dietro casa

Tutti abbiamo un giro preferito poco distante da casa, fattibile possibilmente ogni mese dell’anno, perfetto per le brevi uscite infrasettimanali. La cosa insolita è quando si scopre un altro che risponde alle stesse caratteristiche ma che in tanti anni di ravani non abbiamo mai preso in considerazione, magari per qualche consiglio fuorviante.
Lunedì di ferie, mi alzo tardi, colazione long version, una sistemata alle pastiglie della Reign USM e si son fatte le 11:30: a quest’ora mettersi in auto per Montereale Valcellina non mi aggrada, così ripiego su Valle di Faedis, 15 km di viaggio soltanto per rifare di giorno la discesa che conosco solamente in versione notturna, l’ultima mercoledì scorso quando i nuovi Hope ci hanno illuminato a giorno il bel troj per Campeglio prima della birretta d’ordinanza nel noto punto di ristoro del posto. Decido si salire da Canal di Grivò che la salita diretta mi è indigesta, arrivo a Valle e proseguo a sinistra per Pedrosa perchè mi piace l’idea di farmi i pratoni al sole prima del sentiero nel bosco, anzi, arrivato lì scopro sulla sinistra un bel sentierino pulito dai motars che sale alla cimetta del S.Lorenzo, e allora su, bici a mano, giusto per incrementare il dislivello in discesa. Scelta azzeccatissima: neanche 150 metri da fare a piedi per godersi il panorama su entrambi i versanti, Canin e Joanaz a nord e la pianura friulana verso sud, molto consigliabile, per non parlare del sentiero che è scorrevole e bellissimo: scendere il troj, spararsi i pratoni, zigzagare fra le case di Valle a prendere il sentiero segnalato per Colloredo rientrando nel bosco per finire tra i vigneti sopra la frazioncina di Canale è un tutt’uno, una discesa spettacolare di 750 metri che alterna tratti scorrevoli a passaggi secchi piuttosto tecnici, l’ideale per un sano pomeriggio di divertimento su due ruote.

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