Autunno in Fleons

Se l’ha detto Valter Bonatti quando l’ha vista la prima volta che la Val Fleons è una delle più belle valli delle Alpi sarà pur vero. Per noi biker friulani è la Travenanzes de noantri, una perfetta linea di discesa ad arco che dal passo Sesis ti catapulta giù fino a Pierabech 1300 metri più in basso, la classica gita da fare una volta all’anno. D’autunno è ancora più bella, le ombre del Più Chiadenis si allungano a coprire metà vallata già all’una del pomeriggio e se becchi una giornata senza una nuvola è uno spettacolo. Ad un anno esatto da Vaia è la prima volta che salgo la sterrata da Pierabech alle sorgenti del Piave e mi aspetta una piacevole sorpresa, forse l’unico aspetto positivo in tanta devastazione: per tutta la salita non sei più immerso nel bosco fitto ma la vista può finalmente spaziare su tutte le cime circostanti, verrebbe da dire, beh, grazie Vaia, non serviva tanta irruenza ma grazie lo stesso.

Montenegro Bike Tour

Dopo una settimana di mountain bike in Montenegro ce ne sarebbero di cose da scrivere, diamo un po’ di numeri.

15. Le ore di viaggio da Udine a Kolasin, la Whistler Mountain, si fa per dire, del Montenegro, a valle dell’unica stazione sciistica del paese, tutto perché per attraversare l’Erzegovina senza navigatore offline abbiamo sbagliato un paio di volte la strada più veloce da seguire.

3. I giorni di pioggia alternata a nebbia all’inizio della settimana in Bielasjca e nel Peaks of the Balkans ai confini con l’Albania.

1. Numero di micro SD perse, quella con i filmati della GoPro dopo i primi due giorni, introvabile dopo i tanti fa e disfa lo zaino, gli smadonnamenti a seguire invece non si contano ancora.

14,96. I km di discesa, probabilmente la più bella dellAdriatico, dal mausoleo del Lovcen a Kotor per 1677 metri di dislivello negativo (98 positivo), da sola vale l’intero viaggio.

4. I ragazzini musulmani all’uscita di scuola a Plav su mtb anni ’90 che alla vista della mia Bucksaw gridavano eccitati “Dobro, dobro!”

Una. Notte passata all’Eko Katun Hrid, una delle tante malghe convertite al turismo stile albergo diffuso, peccato per il fango e l’odore di cane bagnato che emanava da tutti i nostri vestiti.

17. Lo scontrino di un pranzo per due comprensivo della rakja, l’ottima grappa locale.

SN. Non si contano i negozi di souvenir dove il mio compagno di viaggio ha speso non so quanti quarti d’ora a rimirare gli oggetti più improbabili per poi comprarli, pička.

5. I giorni sui pedali e 2 di turismo per caso, una visita prolungata e rlassata la merita sicuramente l’antica capitale Cetinje, cittadina neanche tanto grande costruita in una bellissima conca fra le alture carsiche e fra l’altro con le più belle donne di tutta la Jugo, non per niente due re e imperatori nei tempi andati hanno preso moglie qui.

114. I km fatti, quasi tutti su mulattiere e sentieri, belli e di solito scorrevoli ma non segnalati chissà che, guai a non avere un garmin sul manubrio con la traccia precaricata da casa in base alle poco dettagliate carte che avevamo, questo no garantisce al 100% di non sbagliare ai bivi sui sentieri che sono tantissimi, perdere la via giusta è piuttosto comune anche parlando con gli hikers stranieri che s’incontrano.

6146. I metri fatti in discesa, quelli in salita sono solo 3859 grazie all’onnipresente ed economica diffusione dei taxi in tutte le città e paesi montenegrini, anche i piú sperduti, e allora perchè non approfittarne?

7. La versione dell’ultima GoPro con stabilizzatore, adesso è veramente comodo fare riprese in bici senza gimbal.

Il Montenegro è terra di grandi contrasti, posti naturali fantastici e città storiche affascinanti ma anche località isolate di una desolazione unica, meglio comunque andarci adesso che fra qualche anno quando sará tutto perfettamente colonizzato, ehm, volevo dire organizzato.

Fuga da Mukluk 2

Le esplosioni durarono tutta la notte, il rumore giungeva in lontananza da ovest e nella stazione di controllo Lanza IV sul pianeta Mukluk 2 con noi tre, io, Julian e Pavel buttati giù dalle brande ma preparati da giorni ad un’evenienza del genere era iniziata frenetica l’operazione di sgombero, ognuno sapeva esattamente cosa fare. Le notizie che giungevano dal Comando Centrale giù nella sterminata pianura erano in realtà abbastanza contraddittorie ma il protocollo in questi casi prevedeva di abbandonare la stazione alle prime luci dell’alba e scendere da quella strana montagna in mezzo al nulla con ogni mezzo a disposizione, bisognava solo lasciare i sensori esterni attivi e le aviocamere automatizzate in azione, tutto il resto doveva essere reso inutilizzabile da chiunque fosse arrivato lì dopo di noi. Erano già le 6 quando i miei compagni dopo un frettoloso saluto (dovevamo rivederci comunque di lì a pochi giorni) avevano calzati gli sci per risalire il crinale di fronte alla stazione e scendere nella valle sottostante e guardandoli allontanarsi col tele della mia videocamera portatile Bolex Mini Sixteen K pensai fra me “Che strano modo di spostarsi su questo pianeta del cavolo” ma nel frattempo mi compiacevo di avere scelto l’unico altro mezzo rimasto a disposizione, quella strana bici con le gomme larghe che nessuno voleva mai usare per le perlustrazioni di routine delle settimane precedenti, forse l’ingegnere pazzo che l’aveva progettata si era ispirato ai vecchi Rover lunari degli anni ’60.

Nella strana luce del nuovo giorno mi misi in sella alla F-Bike, nello zaino avevo da mangiare e bere per un paio di giorni e la fida aviocamera sopra la mia testa era pronta a segnalarmi eventuali pericoli di fronte a me, ma nonostante la situazione d’emergenza e una seppur minima apprensione tutto sembrava sotto controllo, la pista che avevo scelto passava per delle vallette ancora innevate ma più in giù s’intravedevano i prati verdi coperti dai crocus primaverili già di un bel violetto fosforescente, in fondo questo sperduto pianeta non era del tutto insignificante. Fu così che io e i miei due compagni, anche se con strade diverse, riuscimmo a salvarci dagli attacchi dei giorni seguenti e lasciare Mukluk 2 a differenza di tanti altri giù nelle pianure che non ebbero nessuna via di scampo. Nella mia memoria rimarrà per sempre la desolante bellezza di quelle montagne, chissà, forse quando tutto questo sarà finito ci tornerò.

Neddis

Dura la vita del fat biker in Friuli, e non tanto per questioni di dieta. D’inverno non ci sono strade di montagna pistate dalle motoslitte come in Alto Adige e i sentieri battuti dai ciaspolari sono pochi e non dove mi servirebbe, allora mi tocca aspettare la primavera per osare qualche sortita sul tanto agognato firn, la meglio neve che c’è. Il Neddis sopra Valdajer è quasi perfetto, gita breve di 600 metri, cima super panoramica, crinale poco ripido innevato fino a tarda stagione e peccato solo per la mancanza di un bel troj di discesa nella parte bassa ma per questa volta mi accontento della mulattiera che taglia la vecchia pista di sci.

Lo so, è solo “escursionismo”, ma a me piace.

Machete Trail Ep

Scegliere una mountain bike rigida in acciaio come seconda bici potrebbe sembrare nel 2017 una cosa senza senso, ancora peggio se qualche mese prima hai preso l’ebike, e invece, o forse proprio per questo, salire su una Surly Krampus 29+ senza sospensioni e provare un bel sentiero dietro una coppia di friraider adrenalindipendenti è un’esperienza unica e neanche tanto impossibile se gli amici hanno la pazienza di aspettarti ogni tanto, forse mi è andata bene perchè siamo a Natale. Grazie alle gomme grandi e larghe 3″ si riesce ad assorbire i piccoli impatti e le difficoltà di un sentiero mediamente difficile, se si cerca la velocità invece è meglio lasciar stare ma quello si sapeva, sono rimasto invece impressionato dalla maneggevolezza e dalla reattività del telaio cosí tanto che quest’inverno conto di usarla quasi sempre, magari sulla neve e magari con un bell’ upgrade a forcella e freni per non smettere mai di sperimentare. E il Machete Trail? In versione Extended Play abbinato alla discesina dal Craguenza, giusto per far prendere aria al Mavic, è il troj perfetto per l’inverno e le mezze stagioni, ah già, ma quelle non esistono piú.

 

Estate in Val Resia

Andare in Val Resia d’estate per molti significa bagni nel torrente, birre, panini, crema solare e asciugamano, e ci sta anche viste le stupende vasche naturali scavate dall’acqua nel calcare bianchissimo dei vari torrenti sparpagliati in tutta la valle. Pedalare con la mtb invece vuol dire partire prestissimo e scendere prima di cuocersi la testa e di friggere la gopro sul casco sotto il sole di mezzogiorno, e se parti tardi è d’obbligo scegliere un giretto corto. Il Monte Guarda o Skutnik in sloveno è perfetto allo scopo, dislivello di soli 650 metri anche se ben poco pedalabili in salita con bici NON elettriche e quasi tutti da fare a piedi, ma in compenso discesa divertente e panorami super, per sfuggire all’afa cittadina e per un’infrasettimanale  mattutina di quelle che non sai dove andare è l’ideale.

Me ne stavo spaparanzato sulla cima da ormai più di un’ora a godermi il fresco mentre la NX500 sul treppiede macinava time lapse senza fatica e arrivano in cima due giovani escursionisti con zainetti microscopici, lei resiana e il ragazzo sloveno che non sa una parola d’italiano, toh guarda, ed è così che vengo a sapere dei due orsi che girano d’estate sopra casera Canin quando ci sono le pecore che si fanno la stagione in quota, e non posso non pensare che noi e gli orsi, in fondo, abbiamo gli stessi gusti, lo so la cosa andrebbe spiegata ma adesso qui non lo posso fare ;).

Terminata alla mezza la photo bike session non c’è niente di meglio di un bella rinfrescata nel mio torrente preferito, quello ripreso all’inizio del video, e, come dove si trova? Beh, neanche questo lo posso dire 😉 .

Per vedere il video meglio cliccare su “vimeo”.

Fullmontiaccadi

Appena mi è arrivato il nuovo spettacolare mecbucear undici pollici non ho resistito, ho aperto aimuvi per vedere quanto era veloce, e mezz’oretta dopo ho caricato su vimeo full monti, no, non supermario…, è un mio umile video girato ormai un paio d’anni fa in quel di moggio udinese nella discesa dal monticello , traversata est-ovest sul sentiero 421, rieditato rapidamente per l’occasione e in versione quasi accadi.
E’ una personale ed ispirata variazione sul tema ” Il Mio Video di Mountainbike”, flagello moderno di iutub e compagnia cantante, che però a distanza di tempo mi piace ancora se non altro per la disturbata colonna sonora dei massiv attac rimissati da digeiscedou e per gli spescial effects forniti da aimuvi.

E’ solo un gioco, ma quanto mi diverte 🙂