Casera Canin 2007

La mia prima volta a Casera Canin nell’aprile 2007 l’ho fatta strana, un tipo del posto incrociato mentre guidava un mega trattore mi aveva sconsigliato il giro che mi ero prefissato Coritis-Casera Coot-Casera Berdo di sopra-Casera Canin per la troppa neve che in realtà come avrei verificato in seguito non c’era, ma si sa, i locali sono sempre gelosi nei confronti dei cittadini, e così avevo ripiegato per la camminata bici a mano per lo stesso sentiero di discesa, il 642 destinato a diventare un classico della Val Resia. Avendo una biciclettina xc leggera, una Jamis Dakar che mi ha accompagnato dappertutto fino alla rottura del telaio qualche anno dopo, non è stata poi questa grande impresa, 800 metri di dislivello ma a leggere il contakm a fine giro sembrava di non aver combinato niente, quel che conta è stato scoprire uno dei sentieri della mia personale Top Ten di ogni tempo.

ta na Niski

Nei giorni scorsi un giornalista della Gazzetta di Attimis, Gianni Petrucco, ha intervistato il nostro Monoman in occasione dell’uscita del suo nuovo video pubblicato su Vimeo “ta na Niski”, quasi un sigillo ai 25 anni di attività in mountain bike nei posti più disparati del Friuli e dintorni.

Ecco qui sotto il testo integrale dell’intervista per la quale si ringrazia vivamente la GdA.

Giornalista: Allora, Monoman, come ci sente dopo tanti anni di mtb e come ti definiresti come biker?

Monoman: Beh, un po’ stufo dei soliti posti dopo tanti anni che giro qui ma rimango un biker abbastanza curioso di scoprire cose nuove anche se mi definirei pigro, a volte anche tanto, già.

G.: Hai un’idea dei km e metri di dislivello percorsi finora?

M.: Boh!

G.: Hai avuto tanti compagni di mtb, ma, mi dicono, adesso vai quasi sempre da solo, c’è un motivo particolare?

M.: Ma sì, ho girato negli anni con  svariati compagni di bici, poi qualcuno ha mollato, qualcun’altro s’è stufato, o mi sono stufato io, chi lo sa, fatto sta che chi non va mai solo non è un vero biker, c’era scritto anche in quella rivista americana, Bike mi sembra, e poi adesso da più di un anno giro con attrezzatura foto vera, treppiede, slider e mirrorless e non ho palle di correre dietro agli enduristi che macinano millemila metri di salite e discese con zainetti microscopici, l’ultima uscita che ho fatto dove ho girato “ta na Niski” aveva solo 400 metri di dislivello ma mi sono divertito alla grande, è difficile da spiegare ad altri, credo. Ah, poi quel modo di dire “Più si è meglio è” mi è sempre sembrata una cagata, lo diceva anni fa anche il famoso alpinista francese Bernard Amy che in montagna non si va più di sei, tre sarebbe l’ideale.

G.: Se dovessi scegliere i cinque giri, anche di più giorni, più significativi er la tua evoluzione di biker quali sceglieresti?

M.: Domanda scontata, ma sono contento di soddisfare la tua richiesta. Allora, non è facile rispondere, partiamo in ordine cronologico: prima naturalmente la Val Fleons nel settembre ’91 su mtb fully rigid, una botta emozionale irripetibile perché il sentiero ai tempi era perfetto senza le canalette scavate dall’acqua com’è purtroppo adesso; il giro di Moggessa, maggio ’92, per la selvaggia bellezza del posto e i sentieri rocciosi compatti come piacciono a me, ormai anche questo snaturato dalla nuova autostrada forestale; la prima stupenda Val Travenanzes sempre nel ’92 una tra le prime uscite dolomitiche in assoluto seguita poi da tantissime altre; Cala Sisine in Sardegna sempre nel ’92 come primo connubio mtb&mare; la Val Fiscalizza l’estate dopo quando non c’era l’ombra di un divieto alle bici e sembravamo degli alieni in sella alle nostre Atala in acciaio fra gli escursionisti stupefatti; la traversata da Sud a Nord del Matajur nel ’96 con la terribile salita asfaltata di Livek che non farò mai più e la discesa da poco sotto la cima a Svino vicino Kobarid, eppoi soprattutto la prima volta sul Krn, o Monte Nero, nel settembre 2006, non una semplice gita in mtb, piuttosto un viaggio extraplanetario su un  pianeta abbandonato, difficile da dimenticare in tutti i sensi e poi ripetuta solo un’altra volta con Stefano, anzi mi pare che farla adesso sia vietatissima come tutti i giri sloveni…Non vorrei farla troppo lunga ma a questo punto non posso dimenticare le traversate di più giorni da rifugio a rifugio, prima mitica quella da Dobbiamo a Madonna di Campiglio con Luigino a fine agosto ’96, otto giorni di sole,poco, pioggia, tanta, fatiche che sembravano non finire mai e panorami spazianti che valevano da soli il biglietto, una piccola grande avventura a cui poi sono seguite diverse altre, fra tutte mi piace ricordare anche quella da Passo Sella a Calalzo con Uolter nell’agosto ‘98, tenda e fornello sulla schiena (!) in bici sotto le più belle cime dolomitiche. per finire con la Val Gardena nel 2009 e la stupenda discesa della gola dello Schlernbach gia’ provata nel ’97 ma solo questa volta goduta appieno con una vera full, e che dire del giro del Similaun nel 2013 e l’anno dopo la traversata delle Pale di S.Martino dal rifugio Rosetta. Last but not least  le traversate in terra croata vista mare, la prima sulle isole dalmate da Brač a Dubrovnik nel settembre 2012 e la Trieste-Premantura due anni dopo sempre con Stefano. Ah, mi sono dimenticato del Monte Bianco, ma mi fermerei qui se no vien notte.

G.: Ok, grazie Monoman, vedo che di posti ne hai visitati… Parliamo di attrezzatura foto/video: com’è cambiata dagli inizi ad oggi nella tua esperienza pluriventennale?

M.: E’ praticamente cambiato tutto, dall’analogico con pellicola Fuji e reflex Canon con 24-80 mm, e Minox come muletto, alle prime costosissime digitali e adesso alla mirrorless Samsung NX500 con 12-24 mm e 50-200 mm assieme alla GoPro4 per le riprese sportive, oltre a tutti gli accessori tipo gimbal e slider che una volta neanche ci sognavamo di avere, magari i risultati sono sempre mediocri ma vuoi mettere il divertimento!!!

G.: Con tutto questo peso dietro dev’essere per forza dura salire in mtb sulle mulattiere più ripide, o sbaglio?

M.: E infatti salgo piano, anche a piedi se serve per arrivare in un certo posto per fare quella certa ripresa  in quelle particolari condizioni di luce, alle volte è proprio un sacrificio che bisogna fare, poi i risultati ci danno le personalissime giuste soddisfazioni. In fin dei conti sulle montagne, come sulle coste marine d’altronde, c’è posto per tutti, no?

G.: Monoman, scusa, ma mi sembra che non frequenti molto i social, FB, Twitter, i fora di mtb: è una scelta precisa o cosa?

M.: Mah, cosa devo dire, non ho foto del mio gatto da postare ogni giorno, forse perché non ce l’ho!  😉

G.: Ma veniamo all’ultimo video, mi sembra più lento e tranquillo, non so, rispetto a “Similaun For Dummies EP” per esempio è distante anni luce. E’ una scelta precisa o un momentaneo cambiamento di stile?

M.: Beh quello del Similaun è stato un esperimento pazzesco, più di 500 scatti montati in un video di un minuto, una cosa che mi era venuta lì per lì in fase di montaggio pensando anche al ritmo frenetico delle discese imposto dai miei compagni ai quali non riuscivo quasi mai a stare dietro, sai, non amo spiattellarmi sugli alberi e anche dopo tanti anni di bike sono sempre abbastanza prudente, o scarso, fai te, sarà che vengo dall’alpinismo dove ho imparato che in montagna, soprattutto in arrampicata,  bisogna sempre andare all’80% delle proprie possibilità e mai superare la soglia critica, e invece negli anni ho visto tanti biker non rispettare questa semplice regola. Anzi, una volta un tipo che aveva letto un mio blog mi ha confessato candidamente che a leggermi m’immaginava chissà che fenomeno fisico e sportivo, poi a vedermi invece… e non completando la frase mi ha dato praticamente dello sfigato, poverino, chissà che delusione!

G.: Anche per quanto riguarda la musica che usi nei tuoi video sembra che i tuoi gusti spazino in tutti i generi musicali, vero?

M.: Vero, ultimamente infatti sono molto preso dalla psichedelia e dallo stoner, ritmi rilassati e ipnotici che mi hanno sempre allettato, sono contento che queste sonorità siano di nuovo in voga, ce n’era bisogno.

G.: Tornando a Vimeo che ci dici di questo aggregatore di video amatoriali e della sua tecnologia di compressione video?

M.: Vimeo fa cagare il caXXo!!!

G.: Per concludere, Monoman, dicci qualcosa sui tuoi progetti futuri, dove ti piacerebbe andare a raidare e filmare?

M.: Sicuramente Croazia, Liguria, Sardegna, Scozia e Provenza, magari con corda e scarpette e in macchina che non si sa mai.

G.: Grazie Monoman e altri 25 Anni di Bike!

M.: Grazie a voi e Buon 2016 a tutti!

😉

Estate in Val Resia

Andare in Val Resia d’estate per molti significa bagni nel torrente, birre, panini, crema solare e asciugamano, e ci sta anche viste le stupende vasche naturali scavate dall’acqua nel calcare bianchissimo dei vari torrenti sparpagliati in tutta la valle. Pedalare con la mtb invece vuol dire partire prestissimo e scendere prima di cuocersi la testa e di friggere la gopro sul casco sotto il sole di mezzogiorno, e se parti tardi è d’obbligo scegliere un giretto corto. Il Monte Guarda o Skutnik in sloveno è perfetto allo scopo, dislivello di soli 650 metri anche se ben poco pedalabili in salita con bici NON elettriche e quasi tutti da fare a piedi, ma in compenso discesa divertente e panorami super, per sfuggire all’afa cittadina e per un’infrasettimanale  mattutina di quelle che non sai dove andare è l’ideale.

Me ne stavo spaparanzato sulla cima da ormai più di un’ora a godermi il fresco mentre la NX500 sul treppiede macinava time lapse senza fatica e arrivano in cima due giovani escursionisti con zainetti microscopici, lei resiana e il ragazzo sloveno che non sa una parola d’italiano, toh guarda, ed è così che vengo a sapere dei due orsi che girano d’estate sopra casera Canin quando ci sono le pecore che si fanno la stagione in quota, e non posso non pensare che noi e gli orsi, in fondo, abbiamo gli stessi gusti, lo so la cosa andrebbe spiegata ma adesso qui non lo posso fare ;).

Terminata alla mezza la photo bike session non c’è niente di meglio di un bella rinfrescata nel mio torrente preferito, quello ripreso all’inizio del video, e, come dove si trova? Beh, neanche questo lo posso dire 😉 .

Per vedere il video meglio cliccare su “vimeo”.

La gita ideale di fine estate

Per gli antichi Celti con la fine di ottobre finiva la stagione estiva iniziata il primo giorno di maggio, e con l’estate si concludeva anche l’anno solare. Il primo novembre era il Samain, una specie di Pasqua pagana a base di faló e banchetti di carne di maiale e birra che duravano giorni interi. Mica scemi questi Celti, bisogna dire. Anche se, a dirla tutta, nei giorni del Samain i morti si mescolavano ai vivi e cercavano di attirarli nell’Altro Mondo, niente di infernale nel senso cattolico del termine, anzi,casomai il contrario, peró di sicuro un posto dal quale non si poteva tornare indietro.
Al giorno d’oggi il nostro mondo senza fede e ideali ci offre solamente una specie di parodia da cartone animato di questa antica festa, però noi biker possiamo in qualche modo onorarla cogliendo l’occasione per concludere in bellezza la nostra stagione alpina, per poi, da novembre ad aprile, dedicarci alle gite piú a ridosso della pianura, più adatte al clima invernale e alle poche ore di sole.
La Val Resia, a questo proposito, mi sembra il luogo ideale per festeggiare alla nostra maniera la fine dell’estate, in particolare il fondo valle tra Stolvizza e Casera Coot, base di partenza di due delle più interessanti gite in mtb della zona, e cioè Casera Canin e ta na Rawni. Queste due gite, tra l’altro, si possono benissimo unire per compiere un’unico mega giro di circa 1400 metri di dislivello, due salite e due discese piuttosto impegnative anche fisicamente oltre che dal punto di vista tecnico, ma di grande soddisfazione e panoramicamente straordinarie.
Itinerario: da Stolvizza a Coritis per asfalto a tratti ripidissimo, continuando per Casera Coot. Seguire il sentiero 642 a tratti pedalabile passando per Casera Berdo di sopra fino a Casera Canin. Continuare sul 642 in discesa per Coritis, molto tecnico. Alla strada asfaltata subito sotto il paese scendere a destra per poche centinaia di metri a prendere la forestale per ta na Rawni, mai troppo ripida e risistemata di recente. Poco prima dello stavolo di ta na Rawni, dove il posto merita comunque una sosta, sulla sinistra prendere in discesa lo stupendo sentiero 634 fino al borgo abbandonato di ta na Kolce. Continuare a destra sul 634, con un tratto favoloso a serpentine con sponde naturali, fino ai 1550 metri dove il sentiero diventa ostico e costringe a scendere a piedi fino al torrente Resia. Attraversato il ponte in legno si continua sul sentiero, bello nel tratto su cengetta rocciosa a fianco del torrente, e poi un po’ faticoso nella risalita finale, bici a mano, alla frazione di Ladina, da dove in breve si scende alle case di Stolvizza.