Neddis

Dura la vita del fat biker in Friuli, e non tanto per questioni di dieta. D’inverno non ci sono strade di montagna pistate dalle motoslitte come in Alto Adige e i sentieri battuti dai ciaspolari sono pochi e non dove mi servirebbe, allora mi tocca aspettare la primavera per osare qualche sortita sul tanto agognato firn, la meglio neve che c’è. Il Neddis sopra Valdajer è quasi perfetto, gita breve di 600 metri, cima super panoramica, crinale poco ripido innevato fino a tarda stagione e peccato solo per la mancanza di un bel troj di discesa nella parte bassa ma per questa volta mi accontento della mulattiera che taglia la vecchia pista di sci.

Lo so, è solo “escursionismo”, ma a me piace.

Lodin8

I giri a 8 per chi pratica mtb sono dei classici, accanto agli ultraclassici giri ad anello e a quelli, per chi ha poca fantasia, anda e rianda, tipo, non so, salita al rifugio Marinelli e discesa per la stessa strada, vabbè chi non li ha fatti all’inizio. Questo del Lodin è veramente una gita all’insegna della nostalgia, molto old school visto lo stato disastroso dei sentieri alluvionati e ridotti a solchi e scalini nell’erba, per non parlare della assurda strada forestale che ha rimpiazzato lo stupendo sentiero 454, quello che dal Passo Pecol di Chiaula ti guidava per 1000 metri in una delle più belle discese in Carnia fino a Casera Ramaz passando per il rifugio Fabiani. Siamo dalle parti di Cason di Lanza e il giro di anni fa meritava anche per la bella salita al Passo di Meledis e la traversata a nord del Lodin fino al Zollner See, quello che di solito si definisce un incantevole laghetto alpino, meta famosissima per i carinziani in cerca di fresco a ferragosto. Oggi non ci resta che usare l’odiata strada forestale per salire velocemente in quota preferibilmente in sella alle nostre ebike in modalità Turbo, giusto per far durare l’agonia della salita il meno possibile ;), e poi scorrazzare qua e là a piacere sulla cresta di confine, meglio se hai una birra e un panino nello zaino al posto delle barrette per la sosta al lago. In discesa l’alternativa al vecchio troj c’è, si chiama abbastanza pomposamente Sentiero dei Celti ma in tutta franchezza non è poi così mitico, sembra appena zappato nel bosco ripidissimo però nella parte alta è bello panoramico. Di questi tempi bisogna accontentarsi.

Pani di Raveo

Domenica, una del pomeriggio,  mi trovo davanti al cimitero di Ampezzo mentre si stanno addensando temibili nuvoloni scuri un po’ stanco dopo un giro di 3 ore: mi era sembrata una buona idea tagliare la statale per una sterrata, che invece finiva davanti ad un guado insuperabile, e così son dovuto risalire in paese e proseguire su asfalto. Chissenefrega, sono gli inconvenienti del montainbiking on sight, il mio sport preferito. La giornata era comunque iniziata nel migliore dei modi grazie ad una finestra di bel tempo non prevista da nessun bollettino meteo,  e l’idea era salire ai Pani di Raveo, uno dei posti più belli della Carnia,  e scendere per il sentiero 235, una presumibilmente tranquilla mulattiera fino a Feltrone ed Enemonzo. Gita di interesse più che altro paesaggistico, pensavo, perché non potevo sapere, e l’ho scoperto solo sul posto, che lì c’era una gara di corsa in montagna e il 235 era percorso dai concorrenti in salita! Ma non esistono le giornate completamente storte, esce sempre qualcosa di positivo anche quando sembra che tutto vada male: è così che mi trovo a seguire il percorso della gara in compagnia degli ultimi concorrenti, grazie alla gentile concessione del servizio d’ordine, e scopro questo sentiero fangosissimo e molto tennico che scende a Voltois, bello come lo sono i trojs affrontati la prima volta, una rarità ormai. Poi, vabbè, ti dicono che il sentiero continua anche dopo il paese fino a valle e invece è una balla, ma anche questo fa parte del gioco, chiedi e non è detto che la risposta sia sempre quella giusta… alla fine però tornare per l’asfalto all’auto non pesa più di tanto, hai visto posti nuovi, scoperto un sentiero inedito e hai anche tagliato il traguardo di una gara unico biker fra i pedoni!!!

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Il giro ambient

Come dice il famoso friraider Brian Eno il giro ambient è quello che ti sfinisce con una lunga salita, una buona parte a piedi, per beffarti quasi in discesa causa sentieri non proprio entusiasmanti ma alla fine sei contento lo stesso perchè hai visitato posti belli che a piedi mai avresti visitato. È un po’ come ascoltare un album dei Boards of Canada piuttosto che uno dei Pixies, tanto per dire 😉
La traversata di Forcella Ombladet sopra Forni Avoltri da Frassenetto a Pierabech è uno di questi giri, fisicamente impegnativo, 1400 metri di dislivello di cui almeno 500 da farsi bici a mano, ti porta quasi in cima ad una vetta conosciuta per la vista a 360 gradi dai Tauri alla pianura friulana, ma con un sentiero di discesa, il CAI 141, negli ultimi anni devastato dalle piogge e irriconoscibile rispetto a dieci anni fa quando era veramente una delle più belle discese della Carnia. Resta comunque intatta la bellezza dei posti attraversati, il solitario vallone di Ombladet fra tutti, e il piacere del chiudere il giro con un anello quasi perfetto.

 

 

Strade Perdute

 

E’ bello dopo tanti anni di mtb “pesante” riscoprire il piacere della leggerezza della bdc e dei grandi giri su asfalto, senza zaini sulle spalle e bici da 15 kg sotto le chiappe: basta una bella bicicletta in carbonio, un casco ultraleggero da strada e il bancomat per il pranzo, comodo, no? Poi, però, la voglia di wilderness fa capolino di tanto in tanto, e così ti assale la voglia di prendere le strade meno frequentate o addirittura dismesse, quelle chiuse al traffico perchè sostituite dai nuovi tunnel o semplicemente mai asfaltate del tutto, lavori lasciati a metà per chissà quale ragione politica. La S.S. 52 che da Cima Gogna in Cadore costeggiava la forra del Piave fin quasi Santo Stefano è una di queste strade perdute, ancora asfaltate ma ridotte in larghezza quasi a mulattiere e con qualche voragine impressionante nella sede stradale, da percorrere a velocità ridotta non solo per le buche ed i sassi, ma anche per godersi lo spettacolo della gola scavata dal fiume sottostante e dall’ambiente tipico di una uscita in mtb. Se poi, nel corso della giornata, capitasse di affrontare anche una strada per metà asfaltata e per l’altra metà sterrata… con la bdc, beh, allora vuol dire andarsela a cercare, ma perchè no? al limite si scende per un paio di km e si fa una bella camminata nel bosco. Può anche capitare d’incontrare uno in moto che superandoci ci chiede con benevola ironia se abbiamo sbagliato bici, ma alla descrizione del nostro giro se ne sta silenzioso un paio di secondi e poi ci incoraggia a continuare visto che mancano soli pochi km all’asfalto 🙂

Itinerario: Esemon di Sopra-Quinis-Enemonzo-Socchieve-Ampezzo-Forni di Sotto-Forni di Sopra-Passo della Mauria-Lorenzago-Cima Gogna-Santo Stefano di Cadore-Campolongo-Forcella Lavardet-Val Pesarina-Luincis-Muina-Raveo-Esemon.

Dsitanza: 120 km, dislivello: 2200 m, tempo: 6h 30.

 

154, play it again!

 

Il sentiero CAI 154 è l’antica mulattiera lastricata che da Cercivento sale allo Zouplan, vedi sotto alla voce “Tenchia Connection”, ma è anche il titolo di uno dei più belli tra gli album della new wave inglese fine anni ’70 a nome Wire, giusto per chi non lo sapesse… E quale migliore discesa in mtb sulla neve se non questa,grazie alla strada asfaltata che sale fino ai 1500 metri e spesso è transitabile fino ai 1000 anche in pieno inverno, con il sentiero che attraversa in più punti la strada in modo che, a seconda dell’innevamento, si può decidere sul momento dove girare le ruote verso valle. Ieri sono riuscito a pedalare fino ai 1050 metri, per poi continuare a piedi e raggiungere i 1400 metri grazie anche al sentiero battuto dai proprietari di una delle baite del posto, due ore e mezza di salita a fronte di una discesa di 800 metri fino a Cercivento, per metà bellissima su neve, per l’altra metà su mulattiera lastricata e insidiosetta per il ghiaccio sotto le foglie, sempre comunque divertente se affrontata con un po’ d’attenzione (e con le protezioni), non male per un uscita in pieno inverno!

E gli sci? Quelli possono aspettare ancora un po’.