Le dieci più belle discese

Quant’è difficile racchiudere in una striminzita top ten le discese più belle di tanti anni di mtb, ma ci provo lo stesso anche grazie all’invito di qualcuno che inspiegabilmente segue con interesse i miei post, grazie Mauro! Nella lista ci sarà per forza anche qualche discesa estratta da traversate di più giorni, per tutte le info pratiche si rimanda ai vari ( e veri) siti di itinerari, a differenza del mio che non lo è, volendo basta una cartina Tabacco e le soluzioni si trovano sempre.

Ecco la mia lista, non definitiva e non immutabile, beninteso.

Krn. Monte Nero in italiano, la N.1 delle discese alpine, consigliabile a fine agosto-inizio settembre negli anni quando era possibile fare, adesso tutta la zona del parco è off limits per le bici. Era una bella sfacchinata se si partiva da Tolmino, si costeggiava all’alba l’Isonzo nella nebbia mattutina, si saliva al paese omonimo e alla Planina Kuhninja dove volendo si poteva piazzare furbescamente una seconda auto e poi si doveva spingere la bici a mano per tutta la piramide erbosa fino alla selletta tra Monte nero e Monte Rosso, 1000 metri tondi tondi. Riprese le forze iniziava la fantastica traversata in ambiente lunare alla sella Prehodci, una serie di tornantini belli esposti e il lungo traverso in bella esposizione anch’esso fino alla Planina Dobreniščica dove si perdeva finalmente quota per toccare il fondovalle nei pressi delle sorgenti del Tolmino. Il ritorno all’auto sembrava non dovesse finire più per mulattiere, stradine asfaltate e il sentiero finale che ti catapultava giusto davanti alla biglietteria delle gole dove avevi la sensazione di essere un astronauta appena ammarato dopo una missione nello spazio. Una volta arrivati a Tolmino seduto a berti una Lasko sapevi già che quella appena trascorsa era una giornata di montagna che non te la saresti mai più dimenticata.

Vallone dello Sciliar. La Val Gardena offre un numero incredibile di gite superlative ma la discesa nella forra dello Sciliar fino ai Laghetti di Fie’ sul segnavia n.1 è qualcosa di immaginabile solo nei sogni bagnati del biker più arrapato, kilometri di sentieri e mulattiere da godere fino all’ultimo metro e quando è finita ti trovi 1500 metri più in basso incredulo di quello che hai appena concluso. Lo stesso avvicinamento al rifugio Bolzano non è da meno, partendo da Ortisei con o senza l’aiuto degli impianti si raggiunge il Passo Alpe di Tires e il suo confortevole rifugio dove è possibile spezzare la gita in due giorni, si continua in leggera discesa ai piedi della Cima di Terrarossa e con un breve tratto di bici in spalla si risale all’Altopiano dello Sciliar per poi lanciarsi a tutta su bellissima e veloce mulattiera al rifugio Bolzano e senza un attimo di pausa giù nella forra dello Sciliar, una giornata così non te la dimentichi più. Ah, una volta arrivati ai Laghetti di Fiè quando ti sembra di non averne più ci sarebbe anche la possibilità di rientrare ad Ortisei per un’altra serie di sentieri, il 2 e l’11 fino a Siusi e il 7 dal Passo Pinei giù ad Ortisei, così giusto per dovere di cronaca, nulla vieta di fermarsi un’altra notte a Siusi e rilassarsi in mezzo a montagne di tale bellezza.

Val Travenanzes. La Madre di tutte le Valli Alpine, come si fa a vietarla alla bici, capirai che danni ambientali a  scendere in pochi alla volta. Resta il fatto che fuori stagione si passa agevolmente, alla fine tutti contenti, amen. Se non l’hai mai fatta cosa aspetti?

Discesa dal Lovćen a Kotor. Siamo in Montenegro, non proprio dietro l’angolo ma questa è troppo bella ed entra di diritto nella mia top ten, in 15 km di sentieri scendi 1700 metri di quota dal mastodontico mausoleo sul cocuzzolo del Lovcen alla baia di Kotor, dalla montagna al mare come dovrebbero essere tutti i sentieri del mondo, se vivessimo in un mondo perfetto, devi sobbarcarti un viaggio di 1000 km ma ne vale la pena.

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Similaunhütte. E’ una tappa del giro del Similaun, dalla Martin Busch Hütte in Austria a Vernago in Val Senales, il tratto più spettacolare del tour con l’attraversamento del ghiacciaio del Similaun che anche in agosto richiede un minimo d’attrezzatura d’alta quota, è il punto più alto mai raggiunto da me con la bici, 3019 metri. Discesa alpina super, peccato la giornata nuvolosa e piovigginosa che ci ha tolto qualcosina ma a quelle quote ci sta, se si scende fino a Certosa/Karthaus si arriva a 1700 metri di downhill, se non ti basta puoi continuare fino a fondo valle ma non fermarsi una notte in Senales è quasi un delitto.

 

Val Fleons. La nostra piccola Travenanzes, bella in estate e ancor più bella in autunno, come si fa a non tornarci ogni anno quasi a scandire il corso degli anni – e delle bici – che passano, non ti delude mai.

Casera Canin. Un angolo di paradiso della Val Resia, salita da Casera Coot con qualche tratto a spinta e discesa sul sentiero 642 a Coritis, una super classica.

 

Val Sassovecchio. La discesa più bella sotto le Tre Cime di Lavaredo, una volta era più facile ma l’acqua ha scavato il sentiero nella parte bassa e il grado di difficoltà è salito, serve una buona forca da 160 e buoni avambracci, puoi sempre fermarti ogni tanto a scattare una foto, se non le fai qui dove se no.

 

Hexenscharte. Lungo itinerario a cavallo fra Alto Adige e Austria, si parte da San Martino in Casies fino alla verdissima Gsieser Törl, si scende per il sentiero dedicato alle mtb alla Blindis Alm, sosta consigliata, e quindi al paesino di Maria Hilfe, si risale a sinistra su asfalto a Passo Stalle dove si rientra in territorio italiano e con percorso un po’ pedalato e qualche tratto a spinta si punta alla Hexenscharte da dove si rientra in Val di Casies. Escursione di grande bellezza per la varietà dei panorami con qualche single track da antologia però più adatta ai tipi contemplativi che ai freerider.

Slavnik. Montagnetta di soli 1000 metri a pochi kilometri dal confine italo-sloveno di Pese famosa per il bellissimo single track carsico che scende a Prešnica e per gli gnocchi al goulasch del rifugio in cima, fra i due non saprei quale scegliere.

8 pensieri su “Le dieci più belle discese

  1. Fatto! Bel giro, salita da sputar sangue con la muscolare visto il mio stato di forma ma la val Fleons ripaga la fatica, panorami super.
    Mi permetto di consigliarti il giro che ho sperimentato il giorno seguente, magari non entrerà in top ten di cui sopra ma merita sicuramente a patto di stare all’occhio su un paio di passaggini da vietato sbagliare ..
    Partenza dal camping Collina, salita sempre bella tosta al Marinelli, ma esistono salite tranquille in Carnia?, pausa torta con cioccolato bianco e susine, bici in spalla (e qui ahimè decade l’opzione elettrica) e si prende il sentiero per forcella plumbs, dopo una mezz’oretta di bici in spalla e ben 2 cime conquistate, si arriva ad una magnifica sella erbosa che porta alla forcella, da li parte il sentiero che porta alla casera plumbs, passata la casera si scende per poche centinaia di metri lungo la mulattiera, fare moolta attenzione perché dopo un tornantino sulla destra parte una traccia poco visibile che rientra nel bosco e qui cisisidiverte sugli aghi di pino fino al camping.
    Volendo il sentiero nel bosco continua fino a Collina. Purtroppo non ho preso traccia gps. Visto che siamo sull’internet, l’itinerario lo definirei cicloalpinistico non adatto a tutti, raccomando massima prudenza nel tratto dal Marinelli a forcella plumbs, piuttosto che rischiare in certi punti meglio bici a mano.

    1. Bravo! Il giro che dici l’avrò fatto decine di volte nell’era analogica, ma con la risalita a Sella Biochia e discesa a Rigolato 😀. Adesso come adesso evito qualsiasi gita che passi per il “Rifugio” Marinelli come la peste 😬. Ciao e buone raidate.

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