Forchiutta

La Compagnia dell’Anello

Dopo un periodo di fancazzismo e poco voglia di pedalare mi viene a volte la balzana idea di fare una bella sfacchinata per “spurgare” come direbbe un mio amico di montagna, e cosa c’è di meglio di una bella salita bici a mano per un sentiero impossibile da pedalare fino a spolmonarsi per poi girare la bici e scendere a valle senza aver percorso un metro sull’asfalto, una versione dell’hike&bike tutta personale, Zero Bitume. Posti adatti ce ne sarebbero anche in Friuli, e negli anni mi è capitato diverse volte di testarne qualcuno, penso al Bivacco Battaglione Gemona sotto lo Jof di Miezegnot, il Rifugio Monte Forcella sull’Amariana, Sella Buia da Chiusaforte, Sella Robon e mulattiera del Poviz, tutte gite di una bellezza assurda ma da non inserire in una qualche guida di itinerari di mtb.

Una domenica di luglio ero impegnato in una di queste mie disavventure, rivelatasi un po’ più tosta del previsto, e mentre spingevo la fat bike su per un sentiero ghiaioso ripidissimo incontro diversi escursionisti che mi superano senza sforzo e uno, il più interessato, mi chiede:

“Che discesa fai dopo?”

“Scendo di qua!” rispondo, poche parole che mi mancava il fiato.

“Ah, non fai l’ANELLO? Io quando vado in bici faccio sempre così” dice senza un accenno d’ironia,  “Non si scende mai dalla stessa parte!”

Spontanea mi verrebbe una risposta degna di una vignetta del grande Natangelo sul posto più adatto dove posizionare questo benedetto ANELLO, poi per fortuna la stanchezza mi evita risposte inadeguate.

“ Eh, già” è tutto quello che mi esce di bocca.

A pensarci avrei potuto rispondere meglio:

“ Mi vedi forse con una marathon bike?”,

“ Secondo te dovrei portare la bici per 1200 metri così, non bastano 600?”, oppure non sarebbe stato male neanche:

“ Tu hai visto troppe volte Mission!”

Gli Anelli in questi casi per favore lasciamoli a Yuri Chechi.

 

 

Brutti, sporchi e cattivi

Dopo le devastazioni di Vaia dell’ottobre  scorso quest’idea di salire a piedi un sentiero per testarne la percorribilità adesso ha molto più senso, un po’ come nello scialpinismo che salire e scendere dalla stessa parte ti permette di valutare la sicurezza del pendio senza avere sorprese sgradevoli. Avevo voglia di rifare il bellissimo sentiero che da Casera Turriee scende a Casera Forchiutta, Forca Griffon e continua fino a Dierico sul sentiero CAI 434 che è sempre stato uno dei miei favoriti, ma non conoscendone la fattibilità domenica scorsa decido eroicamente di partire dal basso bici a mano, vuoi mai che magari dopo 200 metri trovo la devastazione e si torna a casa. Prima sorpresa della giornata: tre pickup parcheggiati alla partenza, buon segno. Inizio a salire e scopro che il troj è pulito e ben battuto, addirittura risistemato nei tratti che ricordavo un pò troppo sconnessi, perfetto per la bici! Dopo 300 metri di salita svelato l’arcano: in cinque-sei stanno costruendo una baita nuova di pacca, in quel tratto guarda caso il sentiero è pianeggiante e ci arrivo pedalando, mi vedono arrivare e visto il fracasso delle motoseghe in azione faccio un cenno di saluto, e niente, si girano dall’altra parte come se vedere uno che pedala in salita su un single track carnico fosse la cosa più banale del mondo, magari davanti a me erano passati altri dieci in bici, chissenefrega, mi basta il sentiero pulito perché dopo mi ci voglio divertire. Oltepassata la baita dei simpatici cacciatori (?) incominciano le magagne, tre-quattro canali hanno scaricato sassi, ghiaia e alberi facendo a fette la mulattiera, bisogna scendere e risalire con qualche scomodità ma niente da impensierire più di tanto, poi arrivato a Forca Griffon tutto torna perfetto, il troj per Casera Forchiutta è pulitissimo come non mai e alla casera mi godo il panorama e il sole che per tutto il giorno nel bosco non aveva fatto capolino.

La discesa: a rivederla nel video della GoPro non sembra niente di nuovo, bosco, bosco e ancora bosco, panorami zero e sentiero a tratti nella wilderness stile Velebit, eppure, secondo me, il posto ha qualcosa di magico, il tracciato da comodo sentiero si trasforma in traccia sporca e quasi invisibile per poi tornare bella pulita, veloce e divertente, un po’ di tutto, insomma, anche se per buona parte brutto, sporco e cattivo come i tipi che s’incontrano lassù, forse è per questo che mi piace.

 

 

 

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