Monticello Elettrico

E’ l’una e mezza di domenica 1° novembre: ancora incredulo, appoggio l’ebike sulla croce in cima al Monticello, l’esile e panoramica montagnetta, “monticello” appunto, della Val Aupa sopra Moggio Udinese. Erano dieci anni che non ripetevo questo gesto, fra l’altro immortalato in uno dei miei primi video di questo blog, inguardabile oggi per la qualità infima dell’action cam di allora che adesso troveresti nei mercatini a 10 euro. E pensare che ero partito da casa tardi, quasi alle 10, e volevo semplicemente rifare dopo un bel po’ di anni il classico e facile Giro di Moggessa, roba da principianti della mtb giusto per fotografare finalmente un po’ di boschi autunnali dopo tanta pioggia, e invece arrivato al Borgo di Mezzo davanti al bivio Sentiero 420 – Moggessa l’istinto ha prevalso e la voglia di riassaggiare per un tratto la bellissima mulattiera militare del Monticello mi ha fatto cambiare idea all’istante, il bello dell’improvvisazione. “Vado avanti ancora un pezzo e poi torno indietro” mi ripetevo mentalmente, ma visto che la pendenza non era così terribile, tranne qualche tratto a spinta prima della selletta nel bosco, sono andato così avanti da ritrovarmi in cima, e nonostante la giornata piuttosto uggiosa la soddisfazione è stata grande, questa è una montagna un po’ speciale, unica nel panorama delle nostre Alpi per il tipo di avvicinamento e per i fantastici sentieri di discesa. Stavolta invece del famigerato e ripidissimo sentiero 421 ho ripiegato sulla mulattiera appena salita per andare a prendere al Balcon di Provezi quel nuovo sentiero mai provato che si ricongiunge alla Sella di Moggessa, con il gran finale dello strano ma divertente sentiero cementato a stretti tornanti, un’altra chicca della valle.

Disclaimer: il video qui sotto non è un documentario della mia discesa a velocità normale, è stato rallentato e accelerato non perché, come ha detto qualcuno, vada troppo piano in discesa e volevo farmi bello, e potrebbe anche essere, piuttosto lo considero un gioco visuale da godersi in poltrona con il tablet in mano e l’audio in cuffia, un po’ di sano relax utile in questa nostra Pathetic Age, per dirla alla DJ Shadow.

Avatar Bike

 

Ma come abbiamo finora senza?

E’ quello che viene da pensare dopo aver provato questa meraviglia della tecnologia targata Specialized, la Turbo Levo Fattie nella versione Comp , quella “economica”. Chi critica queste nuove e-mtb proprio non lo capisco, cosa c’è di meglio di una bici che ti porta in alto, tanto in alto, con la metà della fatica che si fa di solito risparmiando schiena e gambe per potersi poi divertire al massimo in discesa, che forse le prime mtb non sono state inventate per quello? Casomai è il cross-country che è un’anomalia, una deviazione dallo spirito originario, non il contrario. Una piccola rivoluzione che ci apre un intero mondo di nuove possibilità, un avatar bike che fa (quasi) tutto lei in salita, già fantastico di giri alpini extra lunghi dalla mattina alla sera, wild camping in posti mai raggiunti, discese di 1800 metri guadagnate con due sole ore di sforzo sensato, robe inimmaginabili solo qualche anno fa.

I puristi storceranno il naso, lo so, ma… aspetta, quali puristi, quelli che si vantano di pedalare bici tradizionali e poi c’hanno tre auto in garage, seconda casa in montagna e tv da 55” in salotto? Ah, ok… allora mi sento a posto, grazie.

2011…

… e 2017 😉

Il non-giro

Il classico giro di mtb, si sa, è quello che parte da un punto A e dopo un percorso ad anello torna allo stesso punto A, è un “giro” a tutti gli effetti. Poi ci sono le versioni bastarde, tipo il “Friraid dai puars”, e quella che prevede una discesa da un punto B fino ad un punto C, mentre la partenza avviene da un punto A che sta da tutta un’altra parte: come quando si distilla la grappa che alla fine si tiene il “cuore” e si butta via la “testa” e la “coda”, che sono tossiche… Erano diversi anni e almeno cinque bici fa che non salivo al bivacco Bianchi per scendere la bellissima mulattiera scavata nella roccia, solo che aspettavo il giorno giusto per sciropparmi la dura salita al bivacco che proprio una passeggiata non è, e siccome la discesa sapevo sarebbe durata ben poco dovevo per forza unirla a quella da forcella Vualt a Dordolla, anche se per fare così dovevo risalire altri 200 metri. Sfortunatamente, non avendo sottomano l’elicottero per gli spostamenti, son dovuto partire da Pradis in Val Aupa, pedalare fino a Casera Vualt e salire a piedi il sentiero al bivacco Bianchi, tre ore e passa di dura ascesa per fare “soli” 5 km e mezzo di troj… Alla fine il gps è impietoso, dice 1670 metri di salita per 23 km di sviluppo e 5 ore in movimento, non è quella che si dice una gita da consigliare agli amici, però ci sta, dài, almeno una volta nella vita, magari è meglio scegliere un bella giornata autunnale per godersi le bellezze della Val Alba. Non ho detto ancora dei sentieri: a parte il passaggino delicato ed esposto sotto al Bianchi e qualcun altro un po’ tossico risolvibile in A0 (questa la capiscono in pochi, hehe), tutto il resto è semplicemente spettacolare, l’importante è, come sempre, non arrivare cotti di gamba alla fine per non rovinarsi il divertimento!

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