Nuvolau: la discesa infinita

14 km, e chi lo avrebbe mai detto che in Dolomiti c’era una discesa da sogno così lunga con Tofane, Cinque Torri, Pelmo, Civetta, Antelao, Marmolada sullo sfondo, cosa mi sono perso fino a oggi. La Val Fiorentina è una bella riscoperta dopo il carnaio delle Tre Cime dell’altro ieri, mi ha colpito per la disorientante bellezza dei posti legata ad uno sfruttamento turistico quasi ridotto al minimo, un piccolo paradiso insomma che ti far venir voglia di tornarci anche in inverno con gli sci. Per quanto riguarda questo super giro in mtb si può partire a piacimento da Selva di Cadore o Caprile, salire al Passo Falzarego, scendere su asfalto o per sentiero alla strada delle Cinque Torri e dopo averle superate continuare per Forcella Nuvolau, fin qui mettere in conto almeno 1800 metri di dislivello in salita. Dalla forcella, non senza aver fatto una capatina alle balconate calcaree della cima omonima, è solo discesa, lunghissima, facile, spettacolare, non ci sono altri aggettivi, bisogna solo fare attenzione a qualche bivio non segnalato ma la descrizione dettagliata e la traccia gps si trova facilmente nel famigerato forum marrone.

Arrivo a Selva di Cadore che sono già le 10, tra soste impreviste e traffico infrasettimanale sono tardissimo per un giro così lungo e per giunta mai provato prima e allora decido impavido per la salita diretta da sud a Forcella Nuvolau, un rapido studio della Tabacco mi convince che la pista di sci che scende dalla forcella al rifugio Fedare non dev’essere così ripida, in fondo sono già salito una volta per le piste ai laghi d’Olbe, che sarà mai. In realtà in diversi tratti ghiaiosi poi ho sputato quasi l’anima, il Boost Shimano è servito ma non abbastanza e qualche tratto a piedi è obbligatorio, meglio sicuramente il classico giro più lungo. In ogni caso arrivo al Rifugio Averau e continuo ancora un po’ verso il Nuvolau, oggi il numero di escursionisti in giro è ampiamente sopportabile, il sole scalda nonostante la stagione e neanche una nuvola in cielo, il mini2 può finalmente svolazzare in libertà mentre mi gogo il panorama spaziale.

La discesa è veramente lunghissima, all’inizio sul sentiero 441 tipico dei ghiaioni dolomitici, poi su fondo in terra battuta fra prati soleggiati e stupendi lariceti nella classica veste autunnale per finire su una serie di veloci mulattiere nel bosco fino alle prime case di Colle S. Lucia dove devi fermarti un attimo a ripigliarti, quando ti capiterà un’altra discesa così? Di diritto nella mia Top Ten.

A cinquanta metri dallo scollinamento prima di arrivare all’auto la batteria si scarica completamente, la seconda batteria può rimanere nello zaino che con tre pedalate arrivo al culmine e poi giù al parcheggio. Una meritata birretta fresca e poi due ore e passa di auto per tornare a casa, traffico assente in tutta la Val di Zoldo e la Val Cellina fatte ça va sans dire a tavoletta e i Celibate Rifles al massimo volume, mica potevo mettere i Van Halen.

Tre giorni dopo ha nevicato e in Dolomiti sono caduti almeno trenta centimetri di quella soffice coltre bianca che tanto ci piace e tutti i colori dell’autunno sono spariti all’improvviso, quando si dice tempismo perfetto.

Joanaz Dream

Ieri notte ho sognato che ero sullo Joanaz, della salita non ricordo niente, poco male, invece della discesa, la mia preferita d’inverno con la neve giusta, ho ancora negli occhi le immagini vivide di una notte con cielo nero, i colori psichedelici del bosco e i villaggi disabitati, ad un certo punto passo davanti ad una fototrappola e d’istinto alzo la mano destra in segno di saluto, quelle cose senza senso che fai nei sogni. Poi mi sono svegliato.

COLOrVRAT

C’è qualcosa di nuovo oggi nell’aria, anzi di nuovissimo e super tecnologico, è il Dji Spark, il mini drone che puoi comodamente portare nello zaino durante una gita in mtb e visti i primi risultati destinato a mettere in crisi tutta la famiglia delle GoPro e simili. Per testarlo a dovere son tornato sul Colovrat esattamente cento anni dopo l’impresa rommeliana percorrendo inizialmente il classico giro allestito dalla Premiata Ditta Paolo: partenza da Clodig, su a Drenchia e passo Solarie continuando per il Sentiero della Pace sul crinale piatto della montagna per godersi il panorama superbo e finire in bellezza con la fantastica, anche se corta, discesa da Livske Raune a Topolò. Discesa che si può anche guadagnare partendo da Cepletischis, via Polava e Livek giusto per completare la visione d’insieme, oppure per chi ama ravanare un po’ salendo da Clodig al passo San Martino, da qui per la mulattiera lastricata fino alla Bocchetta di Topolò e poi per sentiero striminzito ma segnalato a Livek/Luico in leggera discesa.

Ho passato quattro mezze giornate in questi posti e non mi sono mai annoiato, sarà per i colori dell’autunno, l’aria frizzante, il sole che a mezzodì scalda ancora e lo Spark che ti regala l’illusione di volare sopra gli alberi, beh, sì, è stato un’ottobre eccezionale.

GoPro Is Dead.

 

Go East!

Anni fa ad un concerto al Rototom, Living Colour credo, fuori dal locale c’era parcheggiata questa 205 di un tipo di Nova Gorica che per festeggiare la neonata Repubblica di Slovenia portava la targa GOWEST, come una certa marca di pantaloni blu. Sbagliato, ho istintivamente pensato in quel momento, e forse adesso anche il proprietario della peugeottina penserebbe la stessa cosa… ma forse i miei neuroni stavano considerando la mia futura attività di biker, chissà. E’ un fatto comunque che negli anni con la mtb mi sono sempre più spostato verso Slovenia e Croazia alla ricerca di quei grandi spazi che a noi qua in Friuli mancano, e il Carso e l’Istria in generale sono l’ambiente ideale per una gita d’autunno e d’inverno quando sulle nostre montagne il sole stenta a riscaldare le valli più incassate. E se poi Babbo Natale ha lasciato cadere davanti casa tua una GoPro 3+ blac ediscion e vuoi provarla subito qual’è il posto migliore per il test? Lo Slavnik, ovviamente, stavolta con partenza da Presnica e non quella ultra conosciuta di Kozina, più interessante perché evita completamente le strade asfaltate, e, non da ultimo, offre un sentierino finale bello carsico e trialistico dopo i rettilinei da paura del sentiero 1 nella parte alta.
Che altro dire: go east&gopro !!!

DCIM100GOPRO

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Tierz Time Lapse

 

Dopo vent’anni di girovagare con la bicidimont su e giù per la Carnia e il Tarvisiano le idee per nuovi giri scarseggiano ogni giorno che passa, e il ricordo di ravani epici stende un cono d’ombra su certe zone ben precise che quasi non prendo più in considerazione prima di una uscita. E’ il caso del vallone del monte Terzo, Tierz in friulano, che svariati anni fa ha visto  me e i miei compari d’un tempo protagonisti di ripiegamenti penosi causa sentieri invasi dagli ontani o semplicemente spariti nel nulla, con l’aggiunta di temporali improvvisi e lavate solenni. Il time lapse interviene in questi casi a far dimenticare i brutti momenti passati e capita che si ritorni negli stessi posti con una certo spirito di rivalsa, quasi a voler battere cassa e  recuperare i crediti accumulati ancora da intascare, neanche fossimo banchieri… D’altronde, si sa, no pain no gain, la mountain bike è tutta qua.

Requisito indispensabile per la discesa del vallone del Tierz alla frazione di Placcis fra Paluzza e Timau è l’interminabile salita da Cercivento al Tenchia e allo Zoufplan, 1400 metri di cui 900 asfaltati, e meno male che altrimenti uno qua schianta! Scelta la giornata giusta per una simile fatica, tipo d’estate il primo giorno di sole dopo tre di pioggia, non resta che scaldare piano il diesel e salire tranquilli evitando di pensare che l’auto qui sarebbe un’ottimo mezzo di trasporto per guadagnare quota. Ma va bene così, è una buona occasione per provare anche durante la salita il nuovo giocattolino, la GoPro con il time lapse che ci risparmia la fatica di scendere dalla bici per scattare una foto ;). Arrivati ai laghetti dello Zoufplan ci si rende conto che tutto quello fatto fino lì ha comunque un senso, il posto è veramente spaziante, per usare un’espressione di un vecchio compagno di bici, e se si deve sudare è meglio farlo lì che in palestra. L’inizio della discesa sul sentiero 155 non deve ingannarci: strettina e coperta dall’erba in estate non è il massimo ma serve solo a scaldare i motori perché dalla selletta sotto il Tierz la musica cambia e il mondo non sembra più piatto, ma solo un lungo e bellissimo single track, oh yeah!!! Non sono bravo in descrizioni particolareggiate, compito che lascio volentieri ad altri che l’hanno già fatto, basti sapere che questa è una signora discesa, fino a Placcis e oltre se si continua per la strada romana risistemata e segnalata fino a Paluzza, io l’ultima risalita l’ho evitata perché detesto rialzare la sella dopo una discesa di 1400 metri, ma de gustibus… si può chiudere un anello perfetto seguendo i cartelli segnavia così da rientrare esattamente a Cercivento da dove si era partiti.

Estiqatsi, una delle tre gite più belle in Friuli è 😉