Vajnež

Se confronto l’attrezzatura fotografica che mi porto ultimamente nello zaino, fra mirrorless, obiettivi, drone e gopro almeno 4 kg, e quella che avevo la mia prima volta sul Vajnež, un Sony Ericsson K750, il massimo dell’hightech dell’epoca per soli 100 grammi di peso, beh, di sicuro le foto erano penose, (quelle scattate in cima perse per mia ignoranza durante un aggiornamento del mac…) ma facevo molta meno fatica e per un giro di 1800 metri di dislivello il micro zainetto andava alla grande. Itinerario di grande bellezza per la varietà del terreno , i panorami a 360°, le discese rupestri e l’orientamento complicato che richiede una buona dose di adattabilità e decisione, alla partenza ero realmente preoccupato al punto da avere fotocopiato qualche foto in bianco e nero scaricata dal web e scattata nel punto d’imbocco della discesa di non facile individuazione, ma poi tutto si è risolto nel migliore dei modi, anzi, alla fine è stato entusiasmante. Nei 30 km di giro sono stati tanti i settori di single track memorabili, eccezionale il passaggio fra due muri di neve in stile Stelvio in un unico tratto dove il sentiero tagliava letteralmente in due i resti di una slavina gigantesca.

Ritornato più volte ma diversi anni dopo i lunghi tratti di strada asfaltata e alcune mulattiere devastate dalle ruspe hanno ridimensionato la bellezza del percorso, cocente delusione vedere “italianizzata” anche questa parte di Slovenia. Rimane comunque un itinerario interessante salvo i divieti sui sentieri per le mtb che in Slovenia non è tanto chiaro se vengano fatti rispettare o meno, forse basta andarci in un giorno feriale e da soli o in pochi. Da riprovare con l’e-bike di sicuro.

La Mulatjera

Nell’estate del 2006 mi venne la smania dei sentieri sloveni che ad eccezione dello Slavnik erano a me del tutto sconosciuti, e fu una vera impresa la ricerca di informazioni sul web al riguardo, alla fine l’unica fonte attendibile era il sito mtbture ad uso esclusivo dei madrelingua, e hai voglia a comprare un dizionario sloveno-italiano o usare il traduttore di google, metà  dei termini usati per noi impronunciabili avevano e hanno tuttora significati decisamente oscuri. In particolare non avevo mai sentito parlare della mulattiera di guerra che da Tolmino saliva al Krn/Monte Nero costruita dagli austriaci per rifornire il loro campo base ai piedi della Batognica ma le foto anche se di bassa qualità  mi incuriosirono al punto da tentare un’incursione “behind the enemy lines” per raccogliere informazioni di prima mano. Con la fotocopia di una approssimativa mappa della zona in tasca parto una mattina di giugno ad ore impossibili per sfuggire ai temuti controlli, lascio l’auto a Tolmino e inizio la salita per il bellissimo alpeggio delle Tolminske Raune, continuo nel bosco in direzione Rifugio Planina Razor dove non mi azzardo ad avvicinarmi e m’infilo letteralmente fra due giganteschi massi che segnano l’inizio di quella che per me sarà  sempre “LA Mulatjera”, percorso unico nel suo genere, una cengetta strappata alla roccia a picco sulla valle dove Storia e Natura si danno la mano per kilometri e kilometri, una vera Macchina del Tempo per rivivere un’esperienza di cento anni fa, strano riuscire ancora oggi a passarci abbastanza comodamente in mtb divertendosi pure. Dopo circa 7-8 km di traversata in saliscendi si inizia a scendere per facile e bel sentiero alla Planina Dobreniščica usata dai cacciatori locali che sembra non gradiscano per niente i biker di passaggio, meglio controllare da distanza e approfittare, come ho fatto realmente io, di una loro distrazione per passare di soppiatto, non si sa mai. Da qui ci sarebbero due possibilità : continuare con un tratto in salita fino alla testata della valle e scendere a sinistra a delle casermette diroccate (Prehodci) ed a una mulattiera quasi abbandonata in direzione sud nella solitaria Valle del Tolmino, oppure, consigliabile, si gira subito a sinistra per prati sulla traccia che diventa sentiero sassoso e abbastanza tecnico a tornanti nel bosco fino a oltrepassare un ponticello in pietra, siamo alle sorgenti del Tolmino e possiamo concederci un sorso d’acqua freschissima all’ombra dei faggi. A sinistra del ponte si prende un sentierino che costeggia il torrente e in breve si è sul bel prato davanti ad una curiosa casetta nel bosco, la planina Pod Osojnico, bisogna attraversare il terreno recintato della malga e si continua sulla larga mulattiera che con una breve salita arriva ad una selletta con cancello. I single track sono ormai alle nostre spalle, ci aspetta una discesa a Tolmino piuttosto lunga e tutta all’ombra all’inizio su sterrata ghiaiosa, poi lastricata e veloce, infine larga e asfaltata, aperta al traffico e con qualche tratto in contropendenza. Per concludere in bellezza, arrivati alle prime case in località Ralne, praticamente dove si ha l’impressione di essere finalmente tornati alla luce dopo tanta oscurità, prendere il sentiero subito a sinistra (tabella) che porta allle gole del Tolmino, Tolminka korita, e godersi così ancora 150 metri di bel sentiero nel bosco fitto e venire scodellati direttamente davanti alla biglietteria delle gole. Girando a destra sulla stradina asfaltata, dopo neanche 100 metri prendere a sinistra la mulattiera che attraversa i campi e arriva ad un cimitero di guerra austriaco, da dove non resta che seguire dritti la strada asfaltata per il centro di Tolmino. Superfluo aggiungere che se non ti fermi a bere una veliko pivo alla fine di questo memorabile giro non hai ancora capito niente dello spirito della mountain bike.

COLOrVRAT

C’è qualcosa di nuovo oggi nell’aria, anzi di nuovissimo e super tecnologico, è il Dji Spark, il mini drone che puoi comodamente portare nello zaino durante una gita in mtb e visti i primi risultati destinato a mettere in crisi tutta la famiglia delle GoPro e simili. Per testarlo a dovere son tornato sul Colovrat esattamente cento anni dopo l’impresa rommeliana percorrendo inizialmente il classico giro allestito dalla Premiata Ditta Paolo: partenza da Clodig, su a Drenchia e passo Solarie continuando per il Sentiero della Pace sul crinale piatto della montagna per godersi il panorama superbo e finire in bellezza con la fantastica, anche se corta, discesa da Livske Raune a Topolò. Discesa che si può anche guadagnare partendo da Cepletischis, via Polava e Livek giusto per completare la visione d’insieme, oppure per chi ama ravanare un po’ salendo da Clodig al passo San Martino, da qui per la mulattiera lastricata fino alla Bocchetta di Topolò e poi per sentiero striminzito ma segnalato a Livek/Luico in leggera discesa.

Ho passato quattro mezze giornate in questi posti e non mi sono mai annoiato, sarà per i colori dell’autunno, l’aria frizzante, il sole che a mezzodì scalda ancora e lo Spark che ti regala l’illusione di volare sopra gli alberi, beh, sì, è stato un’ottobre eccezionale.

GoPro Is Dead.

 

MegaVajnezAvalanche

Il Vajnez è una cima delle Caravanche tra Austria e Slovenia che, a detta di S., “è quella gita dove si spinge tanto la bici”… e infatti è così, per salire i 1640 metri dal fondo valle alla vetta bisogna calcolare un paio d’ore di bici a mano come minimo perchè la gita ha uno sviluppo kilometrico notevole. Un ottimo allenamento per il Similaun Tour, vero Valter? Qui come in nessun’altro posto vale la regola del No Pain No Gain, perchè dopo una salita lunga e faticosa addolcita però da panorami da favola, ci attende una discesa complessa di un’ora e tre quarti, divisa in sette-otto sezioni tutte diverse fra loro e una più bella dell’altra, quasi una summa della mountain bike. Per chi volesse saperne di più rimando al sito sloveno che mi ha fatto scoprire questa meraviglia diversi anni fa: http://www.mtbture.com/tura_celotna.php?id=163 . Go out and ride.

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Nanostech

 

Capita, a volte, di dover fare un piacere ad un amico che ci costa un qualche sacrificio, ma lo si fa volentieri perchè si crede nell’amicizia e nella solidarietà. E così, oggi mi sono offerto di accompagnare un paio di escursionisti no-bike in un giretto per testare la panda appena comprata da uno dei due, e, casualmente, mi è venuto in mente l’altopiano del Nanos con le sue belle sterrate panoramiche che salgono fino alla Vojkova Koča sotto la cima. A questo punto era giocoforza caricarci la mia Giant USM, se non altro per smaltire in discesa gli gnocchi col goulasch che di sicuro avremmo mangiato al rifugio, tappa obbligata per ogni neofita del Nanos. 🙂

In realtà oggi noi si voleva camminare un po’ almeno per fare fame, ma le raffiche di vento, 120 kmh a fondovalle e in alto forse anche più, ci hanno fatto cambiare idea, come hanno tenuto lontano la folla di escursionisti che di solito assale i tavoli del simpatico rifugetto, oggi semideserto. Anche la discesa dalla cima alla chiesetta di Sveti Hieronim, a un passo dal ciglione carsico, era da affrontare con una certa cautela, e infatti mi sono tenuto debitamente a distanza dal bordo dell’altopiano scendendo sulla traccia più interna fra le tante possibili. Mai successo di non incontrare anima viva dalla cima alla casa di caccia alla fine del sentiero, discesa di straordinaria bellezza con il sottofondo del vento, semplicemente indimenticabile. Superato in scioltezza il tratto meno interessante e più xc lungo la sterratona in saliscendi sul fondo dell’altopiano, giro a sinistra in direzione Vipava , e subito dopo svoltando a destra sul sentiero lastricato ricomincia il divertimento: mollo più che posso i freni per non infossarmi fra le centinaia di sassi ben piantati sulla mulattiera, una delle rocky section più entusiasmanti di sempre, e arrivo in un niente, così mi sembra, alla fine del sentiero sotto la falesia delle Vipavska Ture ormai nel caldo del primo pomeriggio.

 

 

 

100 km senza smettere di pedalare

UNO è, si sa, il numero perfetto: abbiamo 1 cuore solo, 1 cervello,  anche l’UNIverso è 1. Perchè allora non applicare il concetto anche alle bici, assemblando una bicicletta con 1 solo rapporto, più o meno universale,  dalle linee essenziali e senza quella bruttura estetica che risponde al nome di DERAGLIATORE. Ah, sì, l’hanno già fatto: si chiamano single speed e fixed, le prime con la ruota libera e le seconde col pignone fisso tipo le bici da pista, e sul web c’è un fiorire di siti e blog dedicati da far paura. E così, un po’ stufo del mondo all mountain e dei suoi riti domenicali (zaino da preparare, caricamento bici e bagaglio in auto, viaggio di avvicinamento in autostrada, salita sfiancante con 8 kg fra protezioni, viveri, macchina fotografica, etc., alla fine discesa gratificante ma ripetuta troppe volte), ho voluto provare a convertire una vecchia bici da strada semiarruginita e  dimenticata in un garage di un amico per dargli una nuova vita, da bici fissa. Spesa totale: circa 300 euro, pari ad una sola Mavic SX.

All’inizio partire da casa con un mini zainetto e questa bici così leggera sotto il sedere mi è sembrata una cosa veramente spiazzante, mi sembrava di essere SENZA QUALCOSA. La guida, poi, tutta particolare con quell’obbligo di PEDALARE SENZA SOSTA, pena un bel cappottamento in avanti, e SENZA CAMBIARE RAPPORTO, lo scivolare veloci e leggeri sull’asfalto che prima con le Minion voleva dire solo sofferenza:  beh, in fatto di attività ludiche è stata la scoperta più bella dopo la mtb tanti anni fa, non sarà la bici adatta alle montagne,  ma sui saliscendi del Friuli a ridosso delle Prealpi è uno spettacolo. E non solo per fare un giretto la sera, visto che oggi mi son fatto i miei primi 100 km con la fissa: ho preso la pioggia, calda ma sempre bagnata, sono dovuto scendere dopo 70 km su una salita di 4 km piuttosto ripida, sono arrivato davanti ad un bar chiuso per ferie quand’ero rimasto senz’acqua, però è stata una delle più belle giornate di bici della mia vita, non la dimenticherò tanto presto, come non dimenticherò il cartello indicante “Cividale 1 km” , a significare l’ultimo kilometro dei 103 di oggi!

Bicidimont si è preso una meritata vacanza, adesso è MONOman 😉

Itinerario: Cividale del Friuli-strada del tiro a segno-Sanguarzo-Ponte S.Quirino-Vernasso-Oculis-Biaicis-Tarcetta-Lasiz-Cicigolis-Podvarschis-Loch-Stupizza-Robic-Caporetto-Ponte di Napoleone-Ladra-Kamno-Volarje-Gabrje-Tolmino-Volče-Čiginj-Podsela-Doblar-Ročinj-Kanal-Deskle-Plave-Gonjače-Šmartno-Dobrovo-Vencò-Craoretto-Spessa-Cividale.

(102 km, 720 metri di dislivello, 5 h 30′ totali)

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Planina Pretovč

La valle slovena dell’ Isonzo è un posto magico, i sentieri e le mulattiere non sono mai lisce e perfette, anzi, sono piuttosto ostiche e tecnicamente impegnative per il fondo quasi sempre smosso, ma vuoi per i panorami unici sul Monte Nero, Stol e Matajur, vuoi per l’atmosfera del passato che si respira, un giro in mtb da quelle parti è come entrare in una bolla atemporale.
Il giro di planina Pretovč è così, una lunga salita di circa 10 km tutta su mulattiere e stradine forestali alquanto ripide e spesso faticose per il fondo mai compatto che attraversano boschi di rara bellezza, e per stradina forestale è da intendersi nel senso sloveno del termine, gozdna cesta, che non equivale alle nostre forestali larghe come autostrade! Qualche anno fa l’avevo percorsa nell’altro senso, scendendo dalla planina Sleme, adesso nella guida di Leon Leban Dolina Soče (edizioni Sidarta) è proposta come salita, segno dei tempi cambiati e dell’evoluzione delle attuali mtb allmountain capaci effettivamente di salire pedalando anche sui single track con pendenza non proibitiva. La discesa dalla planina Pretovč, più o meno di 7 km, è purtroppo solo in parte su single track, non difficile ma sempre su un fondo smosso di foglie e sassi, a cui segue una stradina forestale veloce e discretamente divertente. Arrivati all’auto la sensazione di aver compiuto un gran bel giro c’è comunque tutta, e in fondo non è questa la cosa che conta?
Itinerario: si parte da Gabrje, un paesino sulla destra orografica dell’Isonzo tra Tolmino e Caporetto. Uscendo dal paese in direzione Caporetto si prende una stradina asfaltata in piano sulla destra della principale che diventa subito dopo mulattiera con a valle un bel muretto a secco. La mulattiera indica già la direzione che si manterrà a lungo, salendo più o meno regolare sul fianco sudoccidentale del Mrzli vrh, noto per le più sanguinose battaglie fra Italiani e Austriaci nella Prima Guerra Mondiale. Ai 560 metri circa si gira un costone e si passa sul fianco occidentale della montagna, quasi sempre in ombra: da qui in poi ci si deve rassegnare al fondo più fangoso della mulattiera, che si fa ripida ed ostica, si attraversano due ruscelli e si scende a piedi in più di un occasione per via dei cancelli da aprire e chiudere: in questo tratto il segnavia da seguire è quello per Krn, il paesino sotto l’omonima cima che si comincia ad intravedere fra gli alberi. In ottobre qui i larici sono al massimo splendore, e lo spettacolo è assicurato.
Si arriva così alle prime case di Krn, continuando sulla stradina cementata fino alla principale asfaltata che va seguita a destra con una curva secca in salita: le indicazioni da seguire d’ora in poi sono quelle per il Mrzli vrh o anche Pot Miru, il Sentiero della Pace.
La salita continua, a tratti impegnativa, ma guardandosi attorno la fatica diventa accettabile, il fattore ambientale conta, dopotutto. La planina Pretovč non è lontana, ma un è richiesto ancora un ultimo sforzo fino alla strada sterrata di planina Sleme ai 1190 metri: da qui bisogna scendere a destra fino ad una selletta solitamente molto ventosa e risalire brevemente a destra fino alla malga. Le viste sul Monte Nero e sulla valle del Tolmino sono impagabili.
L’ultimo tratto in saliscendi della giornata ci porta alla planina Školi, 1120 m: passando il cancello sulla sinistra inizia il divertimento. La discesa è semplice: seguendo il sentiero, purtroppo non abbastanza lungo come si vorrebbe, si arriva ad una strada forestale e la direzione da seguire ai bivi è Gabrje, dove abbiamo lasciato l’auto.
Prima di lasciare la valle dell’Isonzo il nostro sguardo non può non andare al Monte Nero avvolto dalle nuvole, domani dopo un giro così può anche piovere, chissenefrega.