La Strada della Malvasia: Finis Terrae

Terzo giorno della SDM e non ci rimangono che 17 kilometri per arrivare alla punta meridionale della penisola di Promontore e dell’Istria intera, la nostra meta finale dove la terra lascia spazio al Mare Adriatico e non si può più andare oltre, con la bici s’intende. La giornata è calda e sebbene sia il 29 settembre sembra di essere in estate, quell’estate che quest’anno abbiamo aspettato, desiderato, cercato sulle montagne e altrove ma che solo adesso si concede a noi biker stanchi, sudati e con le gambe acciaiate dai tanti km percorsi, la ricompensa perfetta per questo fantastico tour. Programma della giornata il periplo della penisola, una ventina di km su single track e qualche sterrata che vale per intero il prezzo del biglietto, naturalmente con sosta a metà fra i canneti del Safari Bar, per la cena invece ci aspetta la konoba Mamut in paese per finire in bellezza con la bevanda sponsor del giro.

L’indomani, quando passiamo il cartello di Premantura per il ritorno senza storia a Parenzo, mi scatta improvvisa la nostalgia, sento già che questo posto magico mi mancherà fino al prossimo anno.

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La Strada della Malvasia: Shopping domenicale a Pola

L’idea di andare per centri commerciali in una festa comandata è l’ultimo dei miei desideri, ma, shit happens, dicono gli americani, e quando ti trovi la domenica pomeriggio durante un tour in bici lontano da casa che ti scoppia il copertone e anche se metti una camera d’aria nei tubeless rischi di non andare lontano allora sei costretto a fare quello che a casa non ti sogneresti mai e poi mai. Il fattaccio accade a Fažana mentre sfiliamo alle tre del pomeriggio sul lungomare fra i turisti della domenica, dopo 76 km 6 ore in sella e 1200 metri di salite, scendendo da un banale ponticello: il Continental Explorer, la peggiore gomma del mondo già da nuova montata al posteriore della Heckler di Stefano decide per l’harakiri pubblico ed esplode davanti ai ragazzini in bici, alle famiglie a passeggio e a me che lo seguo a ruota. Non riesco a smettere di ridere mentre il mio compagno di viaggio, incazzato come una jena, ci mette tutte le sue abilità di meccanico nel cercare di riparare il veliko sbrego, ma il nastro telato bianco che appiccica esternamente alla gomma non sembra garantire tanta strada, nemmeno i 20 km che ci mancano a Premantura, la nostra meta finale ormai a portata di mano. Pola è però a meno di 10 chilometri, magari troviamo negozi di bici aperti e allora vai, prendiamo la strada asfaltata così rischia(mo) di forare meno.

Arriviamo senza danni in città passando per il panoramico lungomare del porto abbandonato e, toh, alla prima rotonda prima di arrivare all’Anfiteatro romano vedo un Bike Shop aperto, che botta di culo, ci fiondiamo lì mentre esce il proprietario che in una frazione di secondo esce e chiude a chiave la porta del negozio, ha la moglie in auto che l’aspetta ed era passato di là per chissà cosa, che sfiga, vabbè chiediamo a che ora apre domani, alle 9. Non ci disperiamo, ci sono pur sempre i centri commerciali aperti di domenica anche in Croazia, e il Kaufland, guarda caso una catena tedesca, è lì a 500 metri, ma di copertoni da mtb 26″ neanche a parlarne: allora è destino che passiamo la notte a Pola, grigliata di carne e Karlovačko in un’osteria vicino al  mercato e pernottamento in alberghetto a due stelle, dove collezioniamo un’altra figuraccia quando uscendo per la cena chiediamo alla proprietaria dove si trovi il centro e lei risponde “E’ questo il centro! “.

La giornata era cominciata con la colazione migliore del mondo, pane, burro e un’ottima marmellata di fichi mentre Toni, il gestore dell’agriturismo di San Pancrazio, si lamentava dei francesi che gli chiedevano il permesso di accamparsi in tenda lì davanti, dei tedeschi che a cena ordinavano 5 minestrine in dieci, e noi con la bocca piena non potevamo che annuire, ormai ci sentivamo come a casa degli zii.

Salutato Toni saliamo in sella, la nebbia stagna ancora sotto la collina di Montona ma il sole già alto scalda quel tanto che basta per togliersi la giacca dopo pochi kilometri. Propongo di seguire per un breve tratto la Parenzana, quel tanto da invogliare il mio compagno di viaggio a future puntatine istriane, per poi riprendere il percorso originale della Strada degli Ulivi, un po’ di improvvisazione quando sei in bici ci vuole proprio,  i road book precisi al centimetro li lasciamo volentieri ai biker a nord delle alpi, sarà che quando si pedala in posti nuovi ci si sente liberi da tutti i fardelli e obblighi della routine di ogni giorno. Siamo nel centro dell’Istria e il percorso si snoda ameno fra colline, campi coltivati e belle stradine senza traffico fino ad arrivare ad Antignana/Tinjan. E’ un antichissimo e silenzioso paese arroccato sul Vallone di Canfanaro, la Draga cioè valle in croato, un vero e proprio sprofondamento dell’altopiano carsico lungo 25 km dal Canale di Leme a Pisino, dove il terreno roccioso e le doline lasciano spazio alle marne e alle terre rosse fertili, e ne faremo presto conoscenza. Sì perché abbiamo la bella idea si seguire quello che ci sembra essere l’itinerario originale di Rumiz, scendiamo da Tinjan per un’antica e suggestiva mulattiera fra i muri a secco, un centinaio di metri di bel single track e a seguire una micidiale trappola di rovi spinosi che si accaniscono sui nostri stinchi e avambracci. Una volta sbucati sul fondo verdeggiante della Draga siamo obbligati a destreggiarci su un tratturo fangosissimo dove le piogge delle scorse settimane hanno lasciato evidentemente il segno, altro che calcare, sembra di essere sull’argilla di Faedis e quando rientriamo sulla strada asfaltata per Canfanaro le nostre bici e le nostre gambe sono coperte da uno spesso strato di fango secco di colore grigio chiaro che esibiremo orgogliosi fino a Pola. Al bivio successivo siamo assaliti dai dubbi: continuare a sinistra per il banale ma più sicuro bitume o a destra sull’itinerario rumiziano sulla sterrata in leggera discesa verso il fondo del vallone con il rischio di infangarci ancora. Naturalmente andiamo a destra, ci ispira decisamente di più e il percorso nel fondo della Draga è veramente suggestivo, la giornata è stupenda, campi coltivati di terra rossa si alternano a fresche boscaglie e il terreno pianeggiante ci induce a spingere sui pedali come xcountristi impazziti. Troppo bello per essere vero, il fondo ritorna argilloso e le pozzanghere larghe a dismisura e una dopo l’altra  ci fanno capire che di questo passo finiremo la tappa a notte inoltrata. Ci giriamo verso destra e in alto vediamo svettare sul vallone il campanile di Corridico/Kringa, ah, quello dove dissotterravano i cadaveri dei presunti stregoni per impalarli, altro buon motivo per non passare qui la notte, e allora basta Draga, torniamo sulla strada asfaltata che si va più spediti. Decisamente un altro andare, un panino al prosciutto e Ozuisko al market e maciniamo km senza grosse fatiche. A Bale/Valle d’Istria sentiamo ormai l’odore della salsedine, l’aria è più calda e la strada deserta è in leggera discesa e si corre, finalmente. Alle quattro del pomeriggio arriviamo finalmente al mare, a Fažana, ci concediamo un cinque, ce lo meritiamo dopo 158 km e 2300 metri di dislivello,  birra fresca al primo market che incontriamo, ovviamente Karlovačko, una sola però perché il giro non è ancora finito. Eh già,  ormai che siamo a Fažana perché non arrivare in serata a Premantura?

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