Sella Bieliga

Superclassica adatta ai principianti della mtb, tutta su stradine asfaltate, cementate e sterrate senza neanche un metro di singletrack ma che ha dalla sua l’incomparabile bellezza ambientale e i panorami stellari sullo Jof di Montasio, l’ho rifatta di recente come “ripiego” dopo un assaggio del sentiero 601 che scende a Pontebba da Casera Jeluz tutto fuorché invitante, e allora ho deviato per il più soleggiato e accogliente versante della Val Dogna anche per un altro valido motivo: mi sono ricomprato una Pana FZ1000 usata, già avuta in passato, e volevo testare il 590mm sulle torri del Montasio e direi che ne è valsa la pena, e per quelli che in montagna fotografano col cellulare la mia più sincera, autentica, buddistica compassione.

Giro del Poviz

Luglio 2007, stanco dei soliti giri una limpida mattina d’estate carico la bici in auto e parto per Sella Nevea con l’idea balzana di non dare neanche un colpo di pedale in salita, ma neanche prendere la funivia del Canin che era la cosa più logica da fare. Quindi, caricata la bici in spalla, salgo per il sentiero 637 fino sotto le avveniristiche pareti del Robon, arrivo alla conca sotto il bivacco Modonutti-Savoia e proseguo seguendo lo stesso segnavia CAI in totale ambiente carsico sotto le pareti del Cergnala e Leupa e al bivio con il 636 che scende da Sella Leupa do’ sfogo a tutti i miei istinti masochistici per risalire anche questo bel troj carsico per massimizzare il dislivello in discesa, al tempo stare sotto i 900-100 metri per gita era quasi una vergogna. Della discesa sulla magnifica mulattiera del Poviz, percorso freeride oggi di moda, in quegli anni un po’ meno, non ho neanche una foto, video neanche a parlarne, ma ero talmente entusiasta del sentiero e dell’ambiente circostante che ho tirato dritto in piena bike trance fino a Sella Nevea, l’ho rifatto altre volte ma la prima non si scorda mai.

Traversata fantastica che completa con le precedenti gite un ideale trittico di Sella Nevea, su terreno che più carsico non si può, per l’ambiente paragonabile alla Premužiceva Staza del Velebit però più enduristica, certo che portarsi la bici in spalla per 700 metri, lo riconosco, non è da consigliare ad un frequentatore di bike park, se vuoi abbinare la visita alle incredibili pareti del Robon alla discesa del Poviz non hai però alternative a meno di ricorrere all’uso dell’elicottero, beato chi può.

 

 

621+620

Sempre in tema di epic trail d’annata eccone un altro e sempre in Val Raccolana che più All Mountain non si può, la traversata dai Piani del Montasio a Patoc sullo spettacolare e lunghissimo sentiero 621 con gran finale sul bellissimo 620 che scende a Chiusaforte. Diciamo subito che anche questo percorso esula qualcosina dai classici giri di mtb, si pedala ma ogni tanto tocca scendere dalla bici, ma non è detto, io l’ho fatto una volta nel 2007 e chissà in che condizioni potrà essere quest’anno. Partendo da Chiusaforte sono quasi 45 km, c’è da spippolarsi tutta la strada di Sella Nevea e a seguire la stradina per i Piani, divertimento assicurato per svariate mezze ore, dopodiché alle casere Pecol, adesso Agriturismo Malga Montasio, inizia la traversata vera e propria su un sentiero sempre spettacolare per le visioni che ci regala e a tratti letteralmente scavato nella roccia, qualche passaggio esposto ma fattibile con attenzione, non sembra finire mai quindi è bene partire all’alba per non far notte, pazzesco il senso d’isolamento unico e irripetibile sulle nostre alpi, alla fine della lunga giornata è un’esperienza che ti cambia la vita di biker, ci sarà un prima e un dopo Piani-Patoc, garantito.

 

Pustigost

E’ sempre un piacere tornare in primavera a Pustigost, anche da non allenati basta entrare in modalità endurance e fermarsi quando serve con la scusa di fare una foto. Dopo un mese e passa di piogge insensate non poteva che essere una B&W Edition con un particolare ringraziamento alla Nikon Z6 e alle lenti Olympus Zuiko vintage, il vecchio e il nuovo in un connubio perfetto, sarebbe come andare su per i monti a cavallo di una full tutta in acciaio e ruote in carbonio. Anche se, ansimando sui ripidi tornanti dopo sella Sagata, un pensierino alla Lapierre eZesty mi è venuto spontaneo, la bici ibrida che ti da’ quell’aiutino quando serve, mica male come idea.

Ginsarp Alles

Due anni fa per guarire dalla frattura al piede avevo ripreso la bici con l’intenzione di fare qualche bel giro facile in posti meritevoli di qualche ripresa video e Sella Prasnig mi sembrava l’ideale, come mi sembrava appropriato salire da Riofreddo e scendere a Valbruna. Mi sbagliavo, anche il giro in senso antiorario ha la sua ragione d’essere, anzi così la fanno in tanti con l’ebike, invece io stavolta mi son portato la fattie, quella vera, non la Levo. Giro contrario, anche il titolo doveva essere contrario, ecco spiegato il perché di “Ginsarp Alles”, non è tedesco. Difficoltà tecniche pari a zero ma l’ambiente è superlativo, per una domenica in relax all’ombra delle Giulie ancora in piena sindrome post Velebit può anche bastare.

 

Traversata di Sella Prasnig

La traversata di Sella Prasnig dal Vallone di Riofreddo a Valbruna è un giro ambient riservato agli amanti delle Alpi Giulie e delle lunghe valli solitarie poco frequentate. Il percorso standard è tutto su asfalto e strade forestali, ma per i più arditi c’è la discesa sul sentiero CAI 617 che devia a sinistra, attenzione al tratto franato!, e si collega al sentiero che scende dal Pellarini. Ho fatto il furbo, la frana l’ho evitata per tanti motivi, era il mio primo giro in agosto dopo la frattura al piede, avevo troppi chili di materiale foto nello zaino, ero stanco e da solo etc. e così ho ripiegato sulla strada più tranquilla. Rimaneva una cosa incompiuta,  filmicamente parlando, soprattutto pensavo al bel troj sotto le Cime delle Rondini e così l’altro giorno ho pensato di “completare” il giro salendo dalla parte opposta e finire questo simpatico filmatino che dura due stagioni, dall’Est(ate) di Riofreddo all’Ovest autunnale della Val Saisera. Il risultato è un mix di hyperlapse urbani, pareti nord da brivido e boschi psichedelici il tutto condito con i Fleetwood Mac, cosa vuoi di più dalla vita ;).

East Easy Rider

Remix video di due gite in Val Canale, per la precisione Cima Bella e Acomizza, che guarda caso in tedesco hanno lo stesso nome, Schonwipfel, giusto di fronte alle Alpi Giulie più classiche, Montasio e Jof Fuart in primis. Il titolo mi è venuto in mente ascoltando un vecchio brano di Giulian Cope, non c’entrano Dennis Hopper e Peter Fonda, o forse sì, boh. Non servono viaggi intercontinentali per scoprire l’essenza della mountain bike, basta girare l’angolo di casa e ti ritrovi in un altro mondo, a life less ordinary, e pazienza se l’effetto dura solo qualche ora perché è già una bella avventura.

Estate in Val Resia

Andare in Val Resia d’estate per molti significa bagni nel torrente, birre, panini, crema solare e asciugamano, e ci sta anche viste le stupende vasche naturali scavate dall’acqua nel calcare bianchissimo dei vari torrenti sparpagliati in tutta la valle. Pedalare con la mtb invece vuol dire partire prestissimo e scendere prima di cuocersi la testa e di friggere la gopro sul casco sotto il sole di mezzogiorno, e se parti tardi è d’obbligo scegliere un giretto corto. Il Monte Guarda o Skutnik in sloveno è perfetto allo scopo, dislivello di soli 650 metri anche se ben poco pedalabili in salita con bici NON elettriche e quasi tutti da fare a piedi, ma in compenso discesa divertente e panorami super, per sfuggire all’afa cittadina e per un’infrasettimanale  mattutina di quelle che non sai dove andare è l’ideale.

Me ne stavo spaparanzato sulla cima da ormai più di un’ora a godermi il fresco mentre la NX500 sul treppiede macinava time lapse senza fatica e arrivano in cima due giovani escursionisti con zainetti microscopici, lei resiana e il ragazzo sloveno che non sa una parola d’italiano, toh guarda, ed è così che vengo a sapere dei due orsi che girano d’estate sopra casera Canin quando ci sono le pecore che si fanno la stagione in quota, e non posso non pensare che noi e gli orsi, in fondo, abbiamo gli stessi gusti, lo so la cosa andrebbe spiegata ma adesso qui non lo posso fare ;).

Terminata alla mezza la photo bike session non c’è niente di meglio di un bella rinfrescata nel mio torrente preferito, quello ripreso all’inizio del video, e, come dove si trova? Beh, neanche questo lo posso dire 😉 .

Per vedere il video meglio cliccare su “vimeo”.

Gita al lago

Mai stato (soltanto) un biker, tantomeno un friraider, uno scialpinista, un climber, un alpinista, ma di questi ho preso nel corso degli anni ogni volta l’aspetto e gli usi quel tanto che bastava per non dare nell’occhio, hahaha. Prendiamo la fotografia, guai fermarsi in montagna più di dieci secondi a fare foto, queste si fanno obbligatoriamente in cima con l’autoscatto (i selfi degli antichi), o al massimo durante la salita perché in discesa non c’è tempo, adesso poi che cani e porci girano con la gopro basta piazzarne una sul casco e perché fermarsi, tanto fan tutto loro, bisogna dire parecchio bene, ma ad un certo punto scatta la voglia di fare le cose come una volta, soprattutto a chi viene dall’esperienza delle reflex analogiche. Allora butti via le compattine e i cellulari e compri una mirrorless, qualche obiettivo, magari un 135 mm Zeiss Jena passo a vite m42 con relativo adattatore da pochi soldi e come per miracolo sembra di tornare agli anni 70. La sciatina o il giro in bici diventano così semplicemente una scusa per andare a fare foto/video, e non lo scopo principale com’era qualche anno fa, meno km meno salite e più soste per sbizzarrirsi con i nuovi arnesi, anche perché treppiede, macchina ed obiettivi pesucchiano sulla schiena. L’idea del giro ai Laghi di Fusine e allo Zacchi nasce così, niente di che come dislivelli e distanze, ma paesaggisticamente spettacolare per la vista sulle pareti del Mangart, Piccolo Mangart e Veunza, per non parlare delle Ponze dove tanti anni fa ho fatto la mia prima ferrata. Il troj che scende al Lago poi non è per niente banale, avevo su ancora le Crossmark da 2,25” inadattissime alla discesa, ma è andata bene lo stesso, almeno finché non mi arrivano le Minion Exo.