100 km senza smettere di pedalare

UNO è, si sa, il numero perfetto: abbiamo 1 cuore solo, 1 cervello,  anche l’UNIverso è 1. Perchè allora non applicare il concetto anche alle bici, assemblando una bicicletta con 1 solo rapporto, più o meno universale,  dalle linee essenziali e senza quella bruttura estetica che risponde al nome di DERAGLIATORE. Ah, sì, l’hanno già fatto: si chiamano single speed e fixed, le prime con la ruota libera e le seconde col pignone fisso tipo le bici da pista, e sul web c’è un fiorire di siti e blog dedicati da far paura. E così, un po’ stufo del mondo all mountain e dei suoi riti domenicali (zaino da preparare, caricamento bici e bagaglio in auto, viaggio di avvicinamento in autostrada, salita sfiancante con 8 kg fra protezioni, viveri, macchina fotografica, etc., alla fine discesa gratificante ma ripetuta troppe volte), ho voluto provare a convertire una vecchia bici da strada semiarruginita e  dimenticata in un garage di un amico per dargli una nuova vita, da bici fissa. Spesa totale: circa 300 euro, pari ad una sola Mavic SX.

All’inizio partire da casa con un mini zainetto e questa bici così leggera sotto il sedere mi è sembrata una cosa veramente spiazzante, mi sembrava di essere SENZA QUALCOSA. La guida, poi, tutta particolare con quell’obbligo di PEDALARE SENZA SOSTA, pena un bel cappottamento in avanti, e SENZA CAMBIARE RAPPORTO, lo scivolare veloci e leggeri sull’asfalto che prima con le Minion voleva dire solo sofferenza:  beh, in fatto di attività ludiche è stata la scoperta più bella dopo la mtb tanti anni fa, non sarà la bici adatta alle montagne,  ma sui saliscendi del Friuli a ridosso delle Prealpi è uno spettacolo. E non solo per fare un giretto la sera, visto che oggi mi son fatto i miei primi 100 km con la fissa: ho preso la pioggia, calda ma sempre bagnata, sono dovuto scendere dopo 70 km su una salita di 4 km piuttosto ripida, sono arrivato davanti ad un bar chiuso per ferie quand’ero rimasto senz’acqua, però è stata una delle più belle giornate di bici della mia vita, non la dimenticherò tanto presto, come non dimenticherò il cartello indicante “Cividale 1 km” , a significare l’ultimo kilometro dei 103 di oggi!

Bicidimont si è preso una meritata vacanza, adesso è MONOman 😉

Itinerario: Cividale del Friuli-strada del tiro a segno-Sanguarzo-Ponte S.Quirino-Vernasso-Oculis-Biaicis-Tarcetta-Lasiz-Cicigolis-Podvarschis-Loch-Stupizza-Robic-Caporetto-Ponte di Napoleone-Ladra-Kamno-Volarje-Gabrje-Tolmino-Volče-Čiginj-Podsela-Doblar-Ročinj-Kanal-Deskle-Plave-Gonjače-Šmartno-Dobrovo-Vencò-Craoretto-Spessa-Cividale.

(102 km, 720 metri di dislivello, 5 h 30′ totali)

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Planina Pretovč

La valle slovena dell’ Isonzo è un posto magico, i sentieri e le mulattiere non sono mai lisce e perfette, anzi, sono piuttosto ostiche e tecnicamente impegnative per il fondo quasi sempre smosso, ma vuoi per i panorami unici sul Monte Nero, Stol e Matajur, vuoi per l’atmosfera del passato che si respira, un giro in mtb da quelle parti è come entrare in una bolla atemporale.
Il giro di planina Pretovč è così, una lunga salita di circa 10 km tutta su mulattiere e stradine forestali alquanto ripide e spesso faticose per il fondo mai compatto che attraversano boschi di rara bellezza, e per stradina forestale è da intendersi nel senso sloveno del termine, gozdna cesta, che non equivale alle nostre forestali larghe come autostrade! Qualche anno fa l’avevo percorsa nell’altro senso, scendendo dalla planina Sleme, adesso nella guida di Leon Leban Dolina Soče (edizioni Sidarta) è proposta come salita, segno dei tempi cambiati e dell’evoluzione delle attuali mtb allmountain capaci effettivamente di salire pedalando anche sui single track con pendenza non proibitiva. La discesa dalla planina Pretovč, più o meno di 7 km, è purtroppo solo in parte su single track, non difficile ma sempre su un fondo smosso di foglie e sassi, a cui segue una stradina forestale veloce e discretamente divertente. Arrivati all’auto la sensazione di aver compiuto un gran bel giro c’è comunque tutta, e in fondo non è questa la cosa che conta?
Itinerario: si parte da Gabrje, un paesino sulla destra orografica dell’Isonzo tra Tolmino e Caporetto. Uscendo dal paese in direzione Caporetto si prende una stradina asfaltata in piano sulla destra della principale che diventa subito dopo mulattiera con a valle un bel muretto a secco. La mulattiera indica già la direzione che si manterrà a lungo, salendo più o meno regolare sul fianco sudoccidentale del Mrzli vrh, noto per le più sanguinose battaglie fra Italiani e Austriaci nella Prima Guerra Mondiale. Ai 560 metri circa si gira un costone e si passa sul fianco occidentale della montagna, quasi sempre in ombra: da qui in poi ci si deve rassegnare al fondo più fangoso della mulattiera, che si fa ripida ed ostica, si attraversano due ruscelli e si scende a piedi in più di un occasione per via dei cancelli da aprire e chiudere: in questo tratto il segnavia da seguire è quello per Krn, il paesino sotto l’omonima cima che si comincia ad intravedere fra gli alberi. In ottobre qui i larici sono al massimo splendore, e lo spettacolo è assicurato.
Si arriva così alle prime case di Krn, continuando sulla stradina cementata fino alla principale asfaltata che va seguita a destra con una curva secca in salita: le indicazioni da seguire d’ora in poi sono quelle per il Mrzli vrh o anche Pot Miru, il Sentiero della Pace.
La salita continua, a tratti impegnativa, ma guardandosi attorno la fatica diventa accettabile, il fattore ambientale conta, dopotutto. La planina Pretovč non è lontana, ma un è richiesto ancora un ultimo sforzo fino alla strada sterrata di planina Sleme ai 1190 metri: da qui bisogna scendere a destra fino ad una selletta solitamente molto ventosa e risalire brevemente a destra fino alla malga. Le viste sul Monte Nero e sulla valle del Tolmino sono impagabili.
L’ultimo tratto in saliscendi della giornata ci porta alla planina Školi, 1120 m: passando il cancello sulla sinistra inizia il divertimento. La discesa è semplice: seguendo il sentiero, purtroppo non abbastanza lungo come si vorrebbe, si arriva ad una strada forestale e la direzione da seguire ai bivi è Gabrje, dove abbiamo lasciato l’auto.
Prima di lasciare la valle dell’Isonzo il nostro sguardo non può non andare al Monte Nero avvolto dalle nuvole, domani dopo un giro così può anche piovere, chissenefrega.