Autunno in Fleons

Se l’ha detto Valter Bonatti quando l’ha vista la prima volta che la Val Fleons è una delle più belle valli delle Alpi sarà pur vero. Per noi biker friulani è la Travenanzes de noantri, una perfetta linea di discesa ad arco che dal passo Sesis ti catapulta giù fino a Pierabech 1300 metri più in basso, la classica gita da fare una volta all’anno. D’autunno è ancora più bella, le ombre del Più Chiadenis si allungano a coprire metà vallata già all’una del pomeriggio e se becchi una giornata senza una nuvola è uno spettacolo. Ad un anno esatto da Vaia è la prima volta che salgo la sterrata da Pierabech alle sorgenti del Piave e mi aspetta una piacevole sorpresa, forse l’unico aspetto positivo in tanta devastazione: per tutta la salita non sei più immerso nel bosco fitto ma la vista può finalmente spaziare su tutte le cime circostanti, verrebbe da dire, beh, grazie Vaia, non serviva tanta irruenza ma grazie lo stesso.

Trancevenanzes

La Val Travenanzes non è soltanto una gita in mtb, è molto di più, un’immersione unica into the wild nel cuore delle Dolomiti imbrigliate da funi, alberghi, piste di sci e asfalto, per questo è giustamente vietata alle bici e per questo io ci vado appena ne ho l’occasione, estate ovviamente esclusa. Leggo sui vari forum che la consigliano “almeno una volta nella vita”, beh, c’erano anni che a settembre per me e i miei compari dell’epoca era un appuntamento fisso, non era neanche immaginabile che qualcuno ci avesse potuto negare l’accesso, ma questa è un’altra storia. Andarci da soli poi aggiunge un tocco di selvaggiosità in più, cosa dire se non che è fantastica.

Alla fine è tutta colpa di questo libretto del 1990 che a quei tempi tenevo sul comodino come una Bibbia, grazie dott. Da Col!

COLOrVRAT

C’è qualcosa di nuovo oggi nell’aria, anzi di nuovissimo e super tecnologico, è il Dji Spark, il mini drone che puoi comodamente portare nello zaino durante una gita in mtb e visti i primi risultati destinato a mettere in crisi tutta la famiglia delle GoPro e simili. Per testarlo a dovere son tornato sul Colovrat esattamente cento anni dopo l’impresa rommeliana percorrendo inizialmente il classico giro allestito dalla Premiata Ditta Paolo: partenza da Clodig, su a Drenchia e passo Solarie continuando per il Sentiero della Pace sul crinale piatto della montagna per godersi il panorama superbo e finire in bellezza con la fantastica, anche se corta, discesa da Livske Raune a Topolò. Discesa che si può anche guadagnare partendo da Cepletischis, via Polava e Livek giusto per completare la visione d’insieme, oppure per chi ama ravanare un po’ salendo da Clodig al passo San Martino, da qui per la mulattiera lastricata fino alla Bocchetta di Topolò e poi per sentiero striminzito ma segnalato a Livek/Luico in leggera discesa.

Ho passato quattro mezze giornate in questi posti e non mi sono mai annoiato, sarà per i colori dell’autunno, l’aria frizzante, il sole che a mezzodì scalda ancora e lo Spark che ti regala l’illusione di volare sopra gli alberi, beh, sì, è stato un’ottobre eccezionale.

GoPro Is Dead.

 

Hexenscharte

Giro dell’anno n.2, ma solo in senso cronologico. Agosto per me ha sempre voluto dire mtb in Dolomiti o Alto Adige per tutta una serie di motivi, là ho fatto i primi giri epici nel pieno dell’estate con bici oggi improponibili, fa caldo anche in quota e non serve portarsi pile o giacche pesanti, i sentieri (del vicino) sono sempre più verdi, le discese durano una vita, non mi viene in mente altro ma penso basti. Questa forcella, Scharte in tedesco sta a dire Forcella,  a 2638 metri fra la Val di Casies e la Valle di Anterselva l’avevo già fatta sei anni fa nell’altro senso e mi aveva abbastanza deluso, e stancato, per la discesa dal versante Nord a quello Sud poco divertente, ambiente sì spettacolare ma mulattiera troppo scassata e troppo corta e a seguire chilometri di noiosa strada forestale, mi sembrava meglio il sentiero della salita fatta da Passo Stalle e quale migliore occasione adesso che c’ho l’ebike per verificare questa mia teoria? Obbligatoria la seconda batteria nello zaino visto che l’andatura sarà Trail di default su tutto il percorso parto da Monguelfo alle 8 e un quarto di venerdì mattina illudendomi di evitare la ressa d’agosto, si vabbe’, già a riempire la borraccia alla fontana della piazza devo fare la coda. Pista ciclabile della Val di Casies ad andatura sostenuta per salire rapidamente in quota e quando supero al triplo della velocità due biker traditional mi vergogno anche un po’. Prima di S.Martino prendo una forestale in stile tipicamente altoatesino dalla pendenza impressionante tanto che devo piegarmi in avanti sennò m’impenno ma in questo modo taglio il percorso e sono già nella Karbacher Tal e arrivato ai 2000 metri all’ultima malga della valle la prima batteria è andata, 1000 metri e 20 km belli tirati l’hanno schiattata, adesso mancano 600 metri alla forcella ma non so quanti siano effettivamente pedalabili. Diciamo che per metà lo sono, o quasi, per metà è invece il più classico dello scendi e spingi, nello stupendo vallone che pare Glencoe ci siamo solo io e le marmotte fischianti e non mi accorgo neanche che sto spingendo come un cretino 22 kg di metallo su per una mulattiera a 2500 metri di quota. Alla Hexenscharte posso finalmente risalire in sella, pensare che in Friuli a questa quota c’è la cima dello Jof Fuart fa una certa impressione, accendo la GoPro in modalità Time Lapse e via giù mentre in alto dei bei nuvoloni neri sopra la Valle di Anterselva illuminata dal sole farebbero la gioia di ogni fotografo. La discesa dalla Hexenscharte fino al lago di Anterselva si può riassumere con il motto “Più scendi più godi”, la prima parte è tipicamente d’ambiente su larga mulattiera lastricata che ti lascia il tempo di goderti il paesaggio, prima del Passo Stalle si fa piacevolmente rocky e dal passo in giù il sentiero taglia la strada con veloci rettilinei nel bosco e facili tornantini che lasciano il posto man mano che si scende ad una serie impressionante di dossi e curve a “S” veloci e divertentissime, peccato per il cartello di divieto alle bici che s’incontra qua e là, ma che sarà mai, l’importante è scegliere sempre il segnavia n.11 dritto davanti a noi. Avvertenza: arrivare al lago senza un sorriso stampato in faccia è molto, molto difficile, facile è invece rendersi conto di essere stati catapultati di colpo in una classica località ipermegaturistica da dove in quanto unico biker fra tutti i Turisten mi conviene subito levare le tende, la birra può aspettare. E sì perché non è mica finita: il sentiero 11 continua a lungo a destra della strada per svariati km fra boschetti e prati verdissimi e solo ad Anterselva di sopra devio per l’asfalto che la gomma dietro si sta ammosciando per una pizzicata sui dossi rocciosi prima del lago, tanto da domani latticizzo.

Il resto del percorso è interamente da cicloturista giusto per arrivare sei ore e un quarto dopo la partenza a Monguelfo, stavolta il gps ha funzionato e dice 60 km per 1850 metri, lunedì posso tornare al lavoro (contento).

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La verdissima Val di Casies

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Tipico stavolo Rubner

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Ancora mille metri per arrivare lassù

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Architettura locale

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La Kapaieralm a 2000 metri è l’ultima malga della valle

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E mo’ son c@xxi

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Pare Scozia

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Giuro che qui a 2500 metri sono riuscito anche a pedalare: grazie Levo!

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Odio i selfie ma quando ce vo’ ce vo’

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Partenza tranquilla, d’ambiente

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Grandi spazi

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Manufatti d’epoca

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Finalmente qualche anima viva, siamo o no a ferragosto?

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Vedi che qualche turista c’è

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Rocky è bello

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Cos’è che sta scritto su quel cartello?

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Bello!

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Tranquilla che c’ho gli Hope

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Sempre più bello

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Totale libidine

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Non voglio fermarmi fino a stasera

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This is flow

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E adesso pista ciclabile, che poi brutta non è

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La Valle di Anterselva è finita

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Grandi montagne per giri epici

 

 

 

 

Rifugi & ricariche

No, non è una pubblicità di un qualche gestore telefonico che ti regala ricariche se la domenica sgambetti un po’ e arrivi ad un rifugio alpino… anche se  potrebbe essere un’idea, sarebbe come incentivare l’escursionismo fra i ventenni di oggi ;). In realtà mi riferivo a noi poveri ebiker incompresi almeno qui nel Nordest che appena chiedi ad un gestore di rifugio una mezz’oretta di ricarica alla batteria mentre ti godi la birra, o le birre nei casi di massima disitratazione, scuotono la testa e quasi non capiscono la domanda, tipo quello successo a me domenica pomeriggio al rifugio austriaco del Volaia il tutto condito con un “unglaublich”, ma forse non sapeva che il tedesco di base lo conosco benissimo.  E sì che in maggio sulla Via degli Dei nell’Appennino bolognese in qualsiasi bar trattoria una domanda del genere non meravigliava nessuno evidentemente già abituati ai  tanti ebiker di passaggio, certo vuoi mettere l’ospitalità di un emiliano-romagnolo ad un carinziano-tirolese-sudtirolese, però che si dessero una regolata oltre all’incauto escursionista della domenica da spennare esistono anche altri fruitori della montagna, ecchecazzo.

Il giro in questione non sto sto neanche a descriverlo perché è abbastanza delirante, ogni tanto una certa vena masochistica s’impossessa di noi (e)biker e ci porta a strafare al di là di ogni logica, sentieri per lo più impedalabili che affrontiamo in salita allegramente seguiti da altri assurdi sentieri in discesa da fare in gran parte con la bici a mano solo perché arrivati all’una del pomeriggio in forcella si ha voglia di continuare e allungare il giro che altrimenti pare troppo corto e alla fine quando si arriva all’asfalto è quasi una festa fuori dai ravani e finalmente liberi di scendere a 60 km all’ora su una nera striscia di bitume.

Il bello che che ripensandoci è stato perfino divertente e incontrare al rifugio un vecchio compagno di bici ha in un certo senso valorizzato la giornata, vero Ale?

Ma tanto chissenefotte, da domenica prossima ho la seconda batteria nello zaino.


Cima Bella, Sagran & Sella Bistrizza

 

La Cima Bella è una classica dello sci alpinismo d’inverno, salirla con la ebike è una figata.

Il largo crinale d’erba è tutto per me oggi.

E’ bello arrivare in cima alla Cima Bella.

L’alpeggio sul versante nord della montagna si raggiunge per un sentiero poco appariscente.

Perché seguire la strada se c’è un bel troj più divertente?

This is freeride.

Noie meccaniche per un banale ramo fra i raggi: gabbia del cambio piegata di brutto.

Si sale per il 403 all’ampia sella erbosa fra il Sagran e lo Starhand.

Sul sentiero pedalando in salita, eh già, mica a piedi come una volta :).

L’arrivo in sella sotto un sole cattivissimo.

Il sentiero 403 s’infila nel bosco.

Me lo ricordavo bello ed è rimasto abbastanza ben conservato dopo un inizio un po’ scavato.

E molla quei freniii…

Fine della seconda discesa alla Sella di Lom.

La traversata del versante nord dell’Osternig è stata da mal di testa: ad un certo punto la forestale termina con questa bella catasta di alberi tagliati, di là c’è una misera traccia di sentiero che finisce nel niente. Anche il sentiero 477 è da evitare, forse, col senno di poi e cartine più aggiornate della Tabacco, bisognava stare più bassi su un’altra strada forestale.

Arrivato in qualche modo a Sella Bistrizza non mi resta che farmi una birra e uno strudel, sì perché ho fatto gli ultimi 150 metri di dislivello a piedi senza più batteria dopo tutto il Turbo di oggi  😦 .

Per fortuna che mi attende una discesa da antologia, mulattiera rettilinea con radici superasciutte da fare tutta d’un fiato.

Si entra nel bosco…

… e si molla tutto!

Peccato rallentare per i pedoni, si scherza, eh!!!

La ragazza mi aspetta a metà tornante, scelta discutibile…

… mi precede per un tratto…

… per poi decidere di fermarsi, grazie signorina!

Il lungo tratto di sterrata fino all’Osteria Al Camoscio è molto frequentato.

Finita! 3 salite, 3 discese, 1500 metri di dislivello in 27 km ravani compresi, in ogni caso un grande giro.