Vajnež

Se confronto l’attrezzatura fotografica che mi porto ultimamente nello zaino, fra mirrorless, obiettivi, drone e gopro almeno 4 kg, e quella che avevo la mia prima volta sul Vajnež, un Sony Ericsson K750, il massimo dell’hightech dell’epoca per soli 100 grammi di peso, beh, di sicuro le foto erano penose, (quelle scattate in cima perse per mia ignoranza durante un aggiornamento del mac…) ma facevo molta meno fatica e per un giro di 1800 metri di dislivello il micro zainetto andava alla grande. Itinerario di grande bellezza per la varietà del terreno , i panorami a 360°, le discese rupestri e l’orientamento complicato che richiede una buona dose di adattabilità e decisione, alla partenza ero realmente preoccupato al punto da avere fotocopiato qualche foto in bianco e nero scaricata dal web e scattata nel punto d’imbocco della discesa di non facile individuazione, ma poi tutto si è risolto nel migliore dei modi, anzi, alla fine è stato entusiasmante. Nei 30 km di giro sono stati tanti i settori di single track memorabili, eccezionale il passaggio fra due muri di neve in stile Stelvio in un unico tratto dove il sentiero tagliava letteralmente in due i resti di una slavina gigantesca.

Ritornato più volte ma diversi anni dopo i lunghi tratti di strada asfaltata e alcune mulattiere devastate dalle ruspe hanno ridimensionato la bellezza del percorso, cocente delusione vedere “italianizzata” anche questa parte di Slovenia. Rimane comunque un itinerario interessante salvo i divieti sui sentieri per le mtb che in Slovenia non è tanto chiaro se vengano fatti rispettare o meno, forse basta andarci in un giorno feriale e da soli o in pochi. Da riprovare con l’e-bike di sicuro.

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Il Vajnez è una cima delle Caravanche tra Austria e Slovenia che, a detta di S., “è quella gita dove si spinge tanto la bici”… e infatti è così, per salire i 1640 metri dal fondo valle alla vetta bisogna calcolare un paio d’ore di bici a mano come minimo perchè la gita ha uno sviluppo kilometrico notevole. Un ottimo allenamento per il Similaun Tour, vero Valter? Qui come in nessun’altro posto vale la regola del No Pain No Gain, perchè dopo una salita lunga e faticosa addolcita però da panorami da favola, ci attende una discesa complessa di un’ora e tre quarti, divisa in sette-otto sezioni tutte diverse fra loro e una più bella dell’altra, quasi una summa della mountain bike. Per chi volesse saperne di più rimando al sito sloveno che mi ha fatto scoprire questa meraviglia diversi anni fa: http://www.mtbture.com/tura_celotna.php?id=163 . Go out and ride.

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